Una rara specie di elefante, da tempo considerata a rischio critico di estinzione, è stata scovata nel Sudan del Sud. Si tratta di un ritrovamento moto importante, poiché permetterà ai ricercatori di analizzare più a fondo le abitudini e le necessità di questo gruppo, anch’esso purtroppo minacciato dagli effetti delle guerre locali e dal bracconaggio.

Più piccolo dei classici esemplari della savana, l’elefante delle foreste – così è ribattezzata questa specie – è stato immortalato grazie a speciali telecamere nascoste nella vegetazione dell’Equatoria Occidentale, un governatorato del Sudan del Sud le cui foreste sono ancora largamente inesplorate. Una scoperta non da poco, considerato come questi pachidermi vengano raramente avvistati in natura, rendendo più difficile la loro salvaguardia. Così ha spiegato DeeAnn Reeder, professore di biologia della Bucknell University in Pennsylvania, il quale ha lavorato con il gruppo di conservazione Fauna & Flora International e con le istituzioni locali:

Questa è una scoperta estremamente importante. Averli trovati nel Sudan del Sud espande il loro raggio d’azione noto, un fatto che richiede urgentemente ulteriori studi poiché gli elefanti della foresta, come i cugini della savana, stanno affrontando intense pressioni dal bracconaggio.

Poco è noto su questi esemplari, di cui recentemente è stata modificata la classificazione per distinguere la specie dagli elefanti della savana. Vive nelle zone più dense di vegetazione della giungla, in luoghi di difficilissimo accesso per l’uomo. Secondo gli scienziati, questo pachiderma sarebbe fondamentale per gli ecosistemi locali poiché, con la sua alimentazione quasi esclusivamente a base di frutta, contribuirebbe al trasporto dei semi delle piante anche in zone molto geograficamente distanti. La specie è da tempo vittima della deforestazione e del bracconaggio, tanto che si stima dal 2002 al 2011 la popolazione possa essere stata ridotta del 62%. Per questo motivo, è importante apprendere di più su questa presenza silenziosa delle foreste, per garantirne un’adeguata sopravvivenza e habitat idonei: il ritrovamento nel Sudan del Sud, come già accennato, non fa altro che alimentare le speranze.

15 dicembre 2015
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