Da qualche tempo udiva un ronzio continuo nei pressi della sua abitazione e, dopo una breve perlustrazione della casa, ha scovato quel che è sembrato apparire un piccolo nido di api. Eppure, per una donna statunitense della Georgia, la realtà si è dimostrata ben più grave delle prime supposizioni: nel soffitto della sua casa, infatti, avevano trovato dimora ben 120.000 esemplari.

La singolare scoperta è stata ripresa in video e, nonostante la preoccupazione, le api sono state rimosse e portate al sicuro altrove. Il tutto è accaduto qualche giorno fa, quando Lisa Ohrmundt ha richiesto l’aiuto di un amico esperto nell’allevamento di api, dopo aver percepito dei continui ronzii. La perlustrazione della casa aveva permesso di trovare un piccolo nido, per una questione che si sarebbe dovuta risolvere con poco sforzo, in realtà la tana scovata si è rilevata nient’altro che la porta d’ingresso di un lungo e popolato tunnel.

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Dopo aver praticato un foro nella copertura in legno, Bobby Chaisson – un dipendente di Georgia Bee Removal – ha scoperto come le api fossero ben più numerose di quanto inizialmente ipotizzato. Con l’aiuto di una speciale videocamera termica è quindi emersa una vera invasione nel soffitto, con un numero di esemplari stupefacente, pari a un comune allevamento per la produzione di miele.

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La procedura di rimozione pare abbia richiesto un lavoro lento e certosino, durato più di sei ore, per un totale di circa 120.000 api raccolte e oltre 27 chili di miele. Per la rimozione degli insetti si è fatto ricorso a uno speciale aspiratore, collegato ad apposite gabbie di raccolta. Un metodo sicuro per evitarne la morte, affinché gli esemplari possano essere trasferiti in un’area più consona alle loro esigenze. La protezione di questi esseri è infatti molto importante: non solo risultano fondamentali per l’impollinazione e la biodiversità, ma la loro presenza indica ambienti naturali salubri, non ancora intaccati dall’inquinamento. Inoltre, si ricorda come le api possano convivere pacificamente con l’uomo: pungono, infatti, solo se attaccate.

19 maggio 2017
Fonte:
UPI
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