La terza multinazionale degli idrocarburi abbandona le trivellazioni in Italia. È la Transunion Petroleum, che segue gli abbandoni già sottoscritti da Petroceltic e Shell Italia, le cui attività estrattive riguardavano giacimenti di petrolio e gas naturale nel Golfo di Taranto e nel mare di Sicilia.

A confermare l’abbandono delle trivellazioni in Italia da parte di Transunion Petroleum è una nota apparsa sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse (Buig), nella quale si legge:

Il direttore generale per la sicurezza dell’approvvigionamento e le infrastrutture energetiche ha disposto il rigetto della parte residua delle istanze di permesso di ricerca, presentate dalle Società Transunion Petroleum Italia.

Nodo centrale dell’abbandono da parte di Transunion Petroleum le riperimetrazioni operate dal Ministero dello Sviluppo Economico in ottemperanza a quanto disposto dalle modifiche alla Legge di Stabilità. Dell’istanza presentata in relazione al possibile sfruttamento di un’area di 496 km quadrati a sud di Gela, Sicilia, i permessi concessi dopo il riesame indicavano un’estensione di poco superiore ai 70 chilometri quadrati dalla stessa Gela fino a Pozzallo.

Il permesso di ricerca al largo di Policoro ha invece visto la riduzione, sempre a effetto della riperimetrazioni, dagli iniziali 623 km quadrati a 197. Chiuso il procedimento relativo a permessi di ricerca nel Mar Ionio e nel Golfo di Taranto. Misure frutto della campagna a favore dei quesiti referendari presentati nei mesi scorsi secondo Domenico Sampietro, Coordinamento Nazionale No Triv:

La riperimetrazione è stata la conseguenza dell’entrata in vigore della legge di Stabilità in cui il Governo era stato costretto, sotto la minaccia del referendum, a inserire una norma per il ripristino del divieto di nuove attività petrolifere nelle zone marine poste a meno di 12 miglia marine dalle linee di costa e dalla aree naturali protette.

Frutto del successo della campagna No Triv in Italia anche la rinuncia della Transunion Petroleum secondo il Coordinamento Nazionale, certo che la decisione operata dalla società di estrazione sia direttamente connessa al prossimo referendum anti-trivelle del 17 aprile 2016. Come riferisce Stefano Pulcini, Coordinamento Nazionale No Triv:

Stiamo lavorando per portare al voto la maggioranza degli italiani e per dire forte e chiaro al Governo che il vento è cambiato.

8 marzo 2016
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