Il referendum sulle trivelle si svolgerà il 17 aprile 2016. Ad annunciarlo nella serata di ieri il ministro dell’Interno Angelino Alfano in un intervento durante il “Question Time” alla Camera, chiudendo di fatto ogni possibile spiraglio all’ipotesi, invocata dagli ambientalisti, dell’Election Day.

Il ministro dell’Interno Alfano ha così giustificato la decisione del Governo Renzi di scegliere per il referendum sulle trivelle una data, quella del 17 aprile 2016 appunto, che non fosse la stessa delle elezioni amministrative:

L’istituto referendario non contiene espresse previsioni sulla possibilità o meno di abbinamento del referendum abrogativo con le consultazioni elettorali amministrative.

Inoltre ci sono le difficoltà tecniche: mi riferisco in particolare alla diversa composizione degli uffici elettorali, alla ripartizione degli oneri e all’ordine di successione delle operazioni di scrutinio.

Una scelta mal digerita dal fronte “No Triv” non soltanto per il sospetto che altro non sia che un tentativo di affossare il quesito, riducendo le possibilità di raggiungimento del quorum, ma anche per l’ingente spreco di risorse economiche che deriverà dalla doppia consultazione. Si stima, come ha sottolineato nuovamente Andrea Boraschi di Greenpeace nella giornata di ieri, di una cifra compresa tra i 350 e i 400 milioni di euro.

Dura la risposta proprio di Andrea Boraschi, responsabile della campagna Clima ed Energia di Greenpeace, che ha accusato senza mezzi termini il Presidente del Consiglio Renzi di giocare sporco a spese degli italiani:

È una decisione antidemocratica e scellerata, una truffa pagata coi soldi degli italiani. Renzi sta giocando sporco, svilendo la democrazia a spese di tutti noi. È chiarissima la sua volontà di scongiurare il quorum referendario, non importa se così si sprecano centinaia di milioni di soldi pubblici per privilegiare i petrolieri. L’allergia del premier alle prassi del buon governo, però, troverà questa volta risposte nuove, ovviamente democratiche e pacifiche.

L’ultima parola sarà quella del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che sarà chiamato nei prossimi giorni a ufficializzare la data di voto.

Flebili le speranze per un’inversione di rotta, affidate dalle associazioni ambientaliste alla petizione Web in corso su change.org: anche in caso di parere contrario da parte del Capo dello Stato alla scelta del 17 aprile 2016, la decisione finale dovrà comunque essere presa all’interno di un ventaglio di proposte scelte dal Governo.

11 febbraio 2016
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