Dal TAR del Lazio arriva un parziale stop alle attività petrolifere nel mar Adriatico. Il Tribunale Amministrativo, infatti, ha accolto due ricorsi: il primo da parte di numerosi enti locali, il secondo da parte degli ambientalisti, entrambi contro la concessione a cercare idrocarburi nel permesso di ricerca d505 BR.EL rilasciato dal Ministero dello Sviluppo economico a Petroceltic Italia s.r.l.

A firmare il primo ricorso erano stati i Comuni di Vieste, Vico del Gargano, Peschici, Manfredonia e Rodi Garganico che temevano le ripercussioni ambientali delle paventate attività petrolifere di Petroceltic. A firmare il secondo WWF Italia, Legambiente, LIPU e FAI.

Da notare, però, che l’autorizzazione concessa dal Ministero non era a trivellare ma a esplorare il sottosuolo marino tramite gli air gun. Cioè dei grossi cannoni ad aria compressa che servono a scandagliare le formazioni geologiche in cerca di petrolio e gas.

La sentenza del TAR, però, è molto importante per una serie di motivi. Innanzitutto perché quasi tutto l’Adriatico è oggetto di richieste di prospezioni sismica con gli air gun. Molto vicino alla concessione d505 BR.EL, ad esempio, c’è la d494 B.R.EL da poco autorizzata da Clini e Passera. Una concessione a bombardare con aria compressa il fondo marino limitrofo alle isole Tremiti.

Poi perché il TAR si è pronunciato sui timori degli enti locali, che affermano che già le sole prospezioni sismiche, ancor prima delle trivellazioni vere e proprie, potrebbero essere pericolosi per l’ecosistema marino. Anche se, in effetti, i giudici fanno esplicito riferimento solo a un altro punto del ricorso: il mancato coinvolgimento dei Comuni alla procedura di valutazione ambientale.

Petroceltic, in pratica, avrebbe avvertito a mezzo stampa i cittadini solo ad autorizzazione ottenuta e non, come dovrebbe essere, al momento di presentare l’istanza. Se cittadini ed enti locali non vengono avvertiti prima di decidere non possono materialmente proporre le loro osservazioni.

Nelle sentenze del TAR si legge anche che nella procedura di VIA doveva essere coinvolta anche la Regione Puglia, oltre agli enti regionali abruzzesi e molisani, perché se è vero che la concessione richiesta si trova in uno specchio di mare antistante le coste di queste ultime due Regioni, è anche vero che uno dei vertici dell’area da esplorare con gli air gun è ad appena 26 km di distanza dalle isole Tremiti. Cioè dalla Puglia.

Ciò costituisce un precedente di peso, visto che l’industria petrolifera è abituata a vedersela con i Ministeri quando presenta un’istanza, tenendo all’oscuro i cittadini e gli enti locali ritenuti ostili fino ad autorizzazione ottenuta per evitare polemiche e proteste.

3 ottobre 2012
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