Legambiente preseta il proprio dossier contro le trivellazioni in Abruzzo. L’associazione ambientalista si schiera dati alla mano contro le trivelle, che minacciano le coste pescaresi e chietine a quanto sembra per il classico “pugno di dollari”. Secondo i dati forniti dalla sezione abruzzese le capacità dei pozzi si stimano in appena lo 0,2% del consumo annuale nazionale per quanto riguarda il petrolio, mentre per il gas si parlerebbe addirittura dello 0,001% del consumo nazionale. Contro il progetto di estrazione petrolifera è prevista domani alle ore 15:30, presso il porto di Pescara, la manifestazione “No Ombrina Mare”.

>>Leggi come il pericolo terremoto abbia importo lo stop per l’hug del gas in Abruzzo

Lo scempio delle coste abruzzesi rischia di consumarsi in breve tempo secondo Legambiente, che bolla l’operazione Ombrina Mare come dannosa e assai poco remunerativa. Il petrolio ricavabile dai giacimenti individuati sarebbe di scarsa qualità oltre che disponibile in quantità molto ridotte. Le operazioni di trivellazione rischiano inoltre di danneggiare in maniera irreparabile uno dei patrimoni turistici più amati d’Abruzzo e d’Italia.

Al centro della vicenda il Ministero dell’Ambiente e la società inglese di estrazione Medoilgas. L’approvazione del dicastero guidato da Corrado Clini ha concesso il via libera alla costruzione di una piattaforma estrattiva ad appena 5 km dalla Costa dei Trabocchi, uno dei tratti di mare più belli e visitati dell’Adriatico. Si tratta di 6 pozzi con tubature sottomarine per una lunghezza totale compresa tra i 36 e i 42 km. A questo si aggiungerebbe una nave raffineria FPSO di grandi dimensioni (oltre 320 metri di lunghezza) ormeggiata a circa 10 km dalla costa per i prossimi 24 anni.

>>Leggi le critiche al ministro Clini per il via libera alle trivelle al largo delle Tremiti

Le decisioni del Ministero dell’Ambiente calpestano quindi quanto stabilito dal Parlamento italiano nel 2001, quando l’organo centrale del nostro ordinamento ha stabilito, in base a criteri di elevato pregio naturalistico, che la Costa dei Trabocchi fosse definita Parco Nazionale. Dura la reazione al progetto Ombrina Mare del presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, secondo il quale le coste abruzzesi e nazionali si troverebbero sotto un vero e proprio attacco, avallato dall’operato del Governo, da parte dell’industria petrolifera:

Ombrina mare non è che uno dei tanti progetti in corso di approvazione da parte del Governo, che ha dato un forte impulso alle attività estrattive anche con gli ultimi atti normativi, a partire dall’articolo 35 del decreto sviluppo, che annullano i vincoli per la tutela delle aree marine di pregio e per le coste. Centinaia di migliaia di ettari di territorio nazionale sono stati ipotecati al petrolio, senza tener conto della dura opposizione di comuni, province, regioni, associazioni e movimenti. In nome di una presunta indipendenza energetica su cui i numeri parlano chiaro.

>>Leggi le dichiarazioni del presidente della Regione Crocetta contro le trivelle in Sicilia

Cogliati Dezza entra poi nel dettaglio delle risorse petrolifere a tutti gli effetti disponibili per l’estrazione, sottolineando come i quantitativi irrisori di petrolio ricavabili dal progetto Ombrina Mare siano ben lontani dal compensare il grave danno che si arrecherebbe al patrimonio costiero d’Abruzzo:

Tutto il petrolio presente sotto il mare italiano durerebbe appena 7 settimane, stando ai consumi attuali e alla stima delle riserve accertate sotto il mare italiano e le stesse riserve di Ombrina che dovrebbero essere estratte nei prossimi 25 anni coprono appena lo 0,2% del fabbisogno nazionale annuale di petrolio. A chi giova tutto questo? Energie rinnovabili, efficienza e risparmio energetico, tutela e valorizzazione del territorio e del mare, questi sono i cardini per uno sviluppo economico, sociale e ambientale lungimirante e garantito per l’Italia.

Alla manifestazione in programma domani al porto di Pescara aderirà, oltre a Legambiente, SEL (Sinistra Ecologia e Libertà) e ai vari comitati locali contrari alle trivellazioni, anche il WWF. Proprio il presidente italiano dell’associazione esprime una severa critica al progetto Ombrina Mare, che giudica una minaccia gravissima per le coste abruzzesi e in generale per la salute del Mediterraneo:

Il progetto Ombrina mare è molto rischioso non solo per l’ambiente marino e costiero di diverse regioni che si affacciano sull’Adriatico, ma anche per il futuro dell’economia turistica e della pesca di questi territori e per questo va fermato. I dati del progetto Ombrina lasciano esterrefatti per le emissioni e altri rischi concreti per l’ambiente. Tenendo conto delle statistiche divulgate dai tecnici dei petrolieri e dai governi inglese e norvegese sono prevedibili decine di incidenti con perdite in mare nel ciclo di vita dell’intervento.

Il Mediterraneo già ora è fortemente inquinato da idrocarburi, con una concentrazione di 38 mg/mc e forti rischi di sversamenti. Per questo in Abruzzo è in atto una vera e propria rivolta contro questo progetto e contro le nuove concessioni appena rilasciate che riguardano addirittura decine di migliaia di ettari del mare antistante grandi città turistiche come Pescara e Francavilla al Mare. La massiccia adesione del mondo produttivo alla manifestazione di sabato prossimo,13 aprile, segnala un radicale cambio di rotta nella società, che sempre di più vede i limiti anche economici di un futuro nero petrolio.

12 aprile 2013
Lascia un commento