No alla ricerca delle fonti petrolifere sottomarine in Puglia, lotta “dura e prolungata” contro le società che hanno puntato la loro attenzione ai giacimenti dell’Adriatico. La dura presa di posizione arriva direttamente dall’assessore regionale all’ecologia, Lorenzo Nicastro, deciso a spostare lo scontro dalle carte bollate alla mobilitazione civica.

Come ricorderete, il basso Adriatico sembra essere diventato un obiettivo fondamentale delle trivelle. Nonostante non esistano delle notizie ufficiali circa la quantità e, soprattutto, la qualità degli idrocarburi presenti nei giacimenti, fioccano quindi le richieste di permesso inoltrate dalle società petrolifere.

Se infatti la Northern Petroleum ha inoltrato ben nove richieste, non hanno fatto da meno la Petrolceltic Italia e la Spectrum, con, rispettivamente, quattro proposte a Nord delle Isole Tremiti e addirittura una megarichiesta per tutto l’Adriatico.

Il primo passo della guerra contro le trivelle è stato comunque provocato dalla stessa Northen Petroleum. Dopo aver ricevuto parere contrario alle richieste da parte del Comitato di Valutazione Ambientale della Regione, infatti, allo scopo di aggirare l’ostacolo la società inglese avrebbe deciso di non presentare ricorso al Consiglio di Stato ma di riproporre la richiesta di permesso direttamente al Ministero dello Sviluppo Economico.

La decisione, emersa da una serie di documenti trasmessi alla regione dagli uffici del governo, è stata immediatamente condannata dall’assessore Nicastro in una lettera al Ministro dell’Ambiente:

Tre delle sei richieste di Via (tutte della Northern Petroleum, N.d.R.) ripropongono tre autorizzazioni che la regione ritiene ormai morte e sepolte.

Per una di esse c’è una sentenza del Tar di Bari passata in giudicato. Le altre due, la D60 e la D61 che interessano il tratto marino tra Ostuni e Brindisi, sono state bloccate dal Tar di Lecce.

La Northen Petroleum non può sottrarsi alle decisioni dei giudici.

Il fronte del “no” alle trivelle intanto sembra diventare sempre più ampio, forte della mobilitazione delle principali associazioni ecologiste, dei politici e delle amministratori locali. Secondo Michele Eugenio Di Carlo, presidente del Comitato per la Tutela del Mare, comunque:

Solo poche persone si sono fatte vive. Devo ringraziare l’arcivescovo di Lecce Domenico D’Ambrosio che ha espresso parole bellissime e forti sulla necessità di difendere la bellezza della nostra terra e del nostro mare.

Si fa davvero fatica a capire le scelte politiche che stanno alla base dell’autorizzazione concessa dal ministero per trivellare il nostro mare.

La tutela e l’integrità delle bellezze che il Creatore ci ha affidato è compito dei singoli ma soprattutto delle istituzioni.

8 settembre 2011
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