Il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato a fine ottobre, con la concessione G. C1-.AG, relativa al progetto “Offshore Ibleo” di ENI ed EDISON, l’accesso alle trivelle nel Canale di Sicilia. E questo nonostante la mobilitazione di Greenpeace, che due mesi fa aveva occupato la piattaforma Prezioso, al largo di Licata (Agrigento), dove gli attivisti erano rimasti per 30 ore, dopo aver appeso lo striscione con scritto “Più trivelle per tutti, Stop Fossil, Go Renewable”. Ma l’associazione, insieme a cinque amministrazioni comunali, ANCI Sicilia, associazioni ambientaliste, della pesca e del turismo, aveva fatto anche ricorso al TAR del Lazio, contro la compatibilità ambientale.

Non solo il ricorso non ha avuto successo, ma il Mise ha trascurato completamente le richieste del territorio, un territorio fragile, ma prezioso, basti pensare che recenti studi dell’ISPRA hanno individuato, da una parte una biodiversità dal valore inestimabile, dall’altro dei rischi relativi ad attività vulcanica delle dorsali sottomarine.

Duro il commento di Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace:

Autorizzando questo progetto, il Ministero dello Sviluppo Economico ha lanciato un chiaro segnale: non intende prendere in alcuna considerazione la volontà del territorio, ma favorire unicamente gli interessi delle grandi compagnie petrolifere.

Le trivelle si stabiliranno al largo della costa delle province di Caltanissetta, Agrigento e Ragusa. Si tratta di otto pozzi, di cui due “esplorativi”, più una piattaforma e vari gasdotti, tutto questo in un’area di più di 145 chilometri quadrati. Rimarranno lì per almeno 20 anni.

In merito alle trivellazioni nel Canale di Sicilia si era espresso giorni fa il Ministero dello Sviluppo Economico, tramite il Sottosegretario Simona Vicari:

Lo sviluppo della produzione di idrocarburi non deve e non può avvenire se non in modo sostenibile con un’attenzione elevatissima alla tutela dell’ambiente e alla sicurezza. Devo puntualizzare che attualmente sono presenti nel Canale di Sicilia solo 4 Piattaforme petrolifere e che in futuro, realizzando tutti i progetti sui nostri tavoli, diventeranno al massimo 6, su 105 piattaforme presenti nei mari italiani. Nessun assalto, quindi, al Canale di Sicilia, e tanto meno alle Egadi dove non c’è alcun progetto, ma soltanto poche attività a gas necessarie soprattutto per una riconversione industriale che mantenga la piena occupazione a Gela e dintorni.

La situazione che si è delineata sembra l’inizio di una fase di spinta del mercato degli idrocarburi italiano, delineata con obiettivi specifici nello Slocca Italia.

28 novembre 2014
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I vostri commenti
elio maria conti, martedì 16 dicembre 2014 alle9:48 ha scritto: rispondi »

non vi rendete conto che trivellando i fondali si ha come risposta un elevato rischio di terremoti? Le trivelle smuovono p oltretutto un regolare assetto del fondale, che anno dopo anno puo' causare smottamenti sottomarini, ricordatevi che la sicilia e' un isola. Siete persone che non hanno nessuna coscienza e dettano dictat assurdi senza rendersi conto che l'italia e' un bene che va' salvaguardato. Tanto per voi, roma e' la patria del lavoro extracomunitario, perche' non replicare in sicila . non e'cosi'? pero' vedo che l'attuale ministro non va' a piedi ma entra alle sette e un quarto con una lussuosissima mercedes con tanto di schoffeur bravi

Dino Kaliman, venerdì 28 novembre 2014 alle22:09 ha scritto: rispondi »

A voi risulta che hanno previsto gli impianti di disoleazione delle acque di risulta a bordo? Si sono preoccupati di non formare la pellicola- micron- oleosa sul mare? Quella non fà passare i raggi del sole alle alghe.

giorgio zerboni, venerdì 28 novembre 2014 alle13:18 ha scritto: rispondi »

Il commento di Greenpeace in base al quale il MISE farebbe solo gli interessi delle compagnie petrolifere non mi pare corretto. In realtà la ricerca di idrocarburi nel territorio nazionale fa gli interessi di tutti gli italiani dato che ha l'obiettivo di alleggerire la bilancia dei pagamenti, ridurre il costo dell'energia per le imprese e ridurre la disoccupazione. A mio avviso sarebbe invece opportuno attivare anche le ricerche in Adriatico, senza aspettare che il grezzo ce lo portino via Greci e Croati : sono sicuro che le nostre imprese saprebbero garantirci dalla pollution dei nostri mari molto meglio di quelle straniere...

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