Il governatore siciliano Rosario Crocetta ha risposto all’appello di Greenpeace e si è finalmente pronunciato sulla questione delle trivellazioni nel Canale di Sicilia. E lo ha fatto con un deciso “no”, nel corso dell’audizione in Commissione Ambiente dell’Assemblea Regionale Siciliana guidata dallo stellato Giampiero Trizzino. Crocetta e il suo assessore all’Ambiente Mariella Lo Bello si sono impegnati su due fronti.

Il primo è quello di usare gli strumenti amministrativi già esistenti (a dire il vero pochi: la competenza sul petrolio offshore è nazionale e non regionale), il secondo è quello di portare avanti un’azione politica mirante a una nuova intesa Stato-Regione utile a limitare i programmi delle compagnie petrolifere.

Il risultato pratico dell’audizione è l’istituzione di un tavolo tecnico a hoc sulle trivellazioni offshore che sarà convocato almeno tre volte, con prima convocazione forse già il 2 maggio, e al quale parteciperanno la Lo Bello, le associazioni ambientaliste e una rappresentanza di sindaci siciliani. Trizzino ha spiegato cosa potrà fare questo tavolo tecnico:

L’obiettivo che ci poniamo è quello di creare una ‘zona di protezione ecologica’ sul modello della convenzione di Montego Bay che tuteli il nostro mare oltre la fascia delle 12 miglia marine. Le note vicende del disastro della piattaforma americana Deepwater Horizon hanno ulteriormente fugato ogni dubbio sulla pericolosità degli impianti petroliferi, non solo verso l’ambiente marino ma anche nei confronti dell’economia della regione che, in caso di incidenti, verrebbe irrimediabilmente compromessa. La nostra economia non è il più petrolio. è la pesca. è il turismo. è la cultura di un popolo che nel mare ha trovato le sue origini.

Certo è che, in Sicilia, di tavoli tecnici se ne sono visti già molti e su innumerevoli materie ma di risultati ben pochi. L’idea della Zona di Protezione Ecologica che tuteli il mare anche oltre le 12 miglia dalla costa, però, sembra al momento l’unica percorribile dopo la famosa sanatoria Passera-Clini sulle trivellazioni offshore. Una sanatoria che, pur allontanando da 5 a 12 miglia il limite minimo di distanza per qualunque attività petrolifera, di fatto ha riavviato i progetti che erano stati bloccati dal decreto Prestigiacomo.

Soddisfatti per l’esito dell’incontro in Commissione Ambiente anche Greenpeace, Comitato Stoppa La Piattaforma, AGCI-AGRITAL Sicilia, LegaCoop Pesca Sicilia e Touring Club Italiano. Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace, ringrazia il presidente siciliano:

Siamo soddisfatti dalla risposta del presidente Crocetta e di come la Regione Siciliana si sia schierata fermamente contro la strategia del petrolio e a favore di un piano energetico che punti su fonti rinnovabili. Adesso attendiamo che questi impegni si concretizzino in atti concreti, a partire da un’opposizione formale della Regione ai progetti di perforazione che rischiano di devastare il Canale di Sicilia e l’economia delle comunità costiere siciliane.

Nel corso dell’audizione, tra l’altro, le associazioni hanno messo in luce la pessima pratica delle compagnie petrolifere di presentare valutazioni ambientali copia e incolla. Clamoroso il caso dell’istanza avanzata da Northern Petroleum cercare idrocarburi lungo la costa agrigentina, su una superficie marina di oltre 1.300 chilometri quadri dove si riproducono nasello, gambero bianco e acciuga del Canale di Sicilia. Un’area, tra l’altro, il cui perimetro dista tra i 5 e i 30 chilometri da ben sei Siti di Interesse Comunitario.

Ma la cosa più divertente è che, dando parere favorevole all’istanza, la Commissione VIA non si sia accorta del fatto che nei documenti di questa concessione si cita una boa al largo di Monopoli, in provincia di Bari. Boa citata anche in un’altra richiesta di Northern Petroleum relativa al mare pugliese e, incredibilmente, spuntata anche per la concessione siciliana.

Fonti: Greenpeace, Sicilia 5 Stelle

10 aprile 2013
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