Il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, deve prendere una decisione e scegliere se continuare a tollerare l’industria petrolifera al largo dell’isola o se, finalmente, dire un secco e deciso no. È la posizione di Greenpeace che, in vista della prossima riunione della Commissione Ambiente dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) prevista per il 9 aprile, chiede a Crocetta una posizione chiara e netta.

>>Leggi l’invito di Greenpeace alla Regione Sicilia per lo stop alle trivelle

In Commissione Ambiente si discuterà di trivellazioni petrolifere offshore e Greenpeace è tra le associazioni convocate. Dovrebbero essere presenti anche Crocetta e i suoi assessori, assenti invece nel corso della precedente audizione del 12 febbraio. Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace, non ha intenzione di tollerare ulteriori rinvii della discussione:

Non c’e più tempo da perdere: il mare e le coste siciliane sono letteralmente sotto l’assalto dei petrolieri, favoriti da un governo centrale che punta tutto sul petrolio. È ora che il governatore Crocetta scelga con decisione da che parte vuole stare portando avanti azioni concrete contro le trivellazioni in mare.

Greenpeace non propone solo il blocco delle concessioni petrolifere in mare, ma anche un vero e proprio “Piano blu per la Sicilia” con un approccio multisettoriale, una Strategia Marina che ha alcuni punti principali:

  • Pesca: lotta alla pesca illegale e a quella eccessiva e distruttiva (compresa certa pesca “sportiva” e l’invadente presenza di flotte “straniere”), tutela della pesca artigianale sostenibile, riduzione dello sforzo per gli attrezzi più impattanti, obiettivi vincolanti per il miglioramento della gestione con il fine dell’aumento delle risorse (quali, ad esempio, l’aumento della selettività degli attrezzi), monitoraggio e controllo delle attività di pesca, ecc.;
  • Aree protette: adozione di misure di tutela per i siti costieri (entro 12 miglia) e poi, grazie alla ZPE (paragrafo 5) anche per quelli oltre le 12 miglia dalla costa. Questa rete serve a proteggere la diversità biologica dei mari intorno alla Sicilia e i siti di riproduzione e accrescimento dei giovanili delle specie oggetto di pesca. I pescatori devono essere tra gli attori da coinvolgere per garantire il successo di questa “rete blu”;
  • Trasporti: oltre all’aspetto “energetico” dei trasporti e alle questioni portuali, si deve porre con forza la questione della sicurezza della navigazione (compresa la prevenzione dei rischi ambientali) in un mare trafficato come il Canale di Sicilia. Esistono sistemi di controllo satellitare delle rotte (utili soprattutto per i carichi più pericolosi) e si potrebbe discutere di una possibile canalizzazione delle rotte in alcune aree;
  • Urbanizzazione: si dovrebbe riflettere sulla possibilità di inclusione del “territorio mare” negli strumenti di pianificazione, con la definizione dei limiti di impatto “accettabili” delle infrastrutture che si affacciano al mare;
  • Turismo/cultura: una visione di ampio respiro delle politiche del mare in Sicilia non può trascurare e sottovalutare gli aspetti identitari, culturali e sociali che tra l’altro possono essere promossi con una saggia e lungimirante valorizzazione dei beni culturali, della tradizione marina e del paesaggio costiero. La gamma delle opzioni è sconfinata: una rete di “ospitalità blu” che coinvolga le strutture recettive in iniziative di tutela ambientale riferite in particolare al mare, iniziative museali (un “Museo del Mare diffuso”) per rappresentare storia, tradizioni, mestieri, una rete di sentieri della costa (a tema: naturalistico, storico ecc.), iniziative di promozione dei prodotti ittici sostenibili. È questo il vero “petrolio” della Sicilia: è meglio l’Oro blu, dell’oro nero!

Dal punto di vista pratico, invece, Greenpeace chiede a Crocetta:

  • Un atto di indirizzo della Regione contrario alle trivellazioni in mare;
  • La presentazione immediata di osservazioni contrarie ai progetti di ricerca petrolifere in via di valutazione al largo della costa siciliana;
  • Un’ iniziativa politica per un sostanzioso incremento dell’imposizione fiscale alle trivellazioni off-shore, oggi irrisorio;
  • La promozione di un uso efficiente dell’energia e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, a partire dall’aggiornamento del Piano Energetico Regionale;
  • La richiesta al Governo Centrale di stabilire una Zona di Protezione Ecologica nel Canale di Sicilia;
  • Lo sviluppo di politiche che garantendo la tutela del mare favoriscano l’economia locale, dalla pesca al turismo.

Greenpeace non fa accenno, tenendo la questione al momento separata, al petrolio onshore che è di competenza esclusiva della Regione Sicilia. Sulla questione specifica, pochi giorni fa, avevamo chiesto un pronunciamento ufficiale al Movimento 5 Stelle che esprime il presidente della Commissione Ambiente dell’ARS con Giampiero Trizzino.

>>Leggi le possibili strategie del Movimento 5 Stelle sulla questione petrolio in Sicilia

Trizzino, infatti, si era pronunciato sull’elevamento delle royalties, ma ancora non su una possibile modifica della legge regionale 14/2000 sulle attività petrolifere nell’isola. Stimolato alla risposta sulla sua pagina ufficiale su Facebook Trizzino ha dichiarato:

Sulle royalties, come sai, abbiamo chiesto in bilancio, una revisione delle percentuali e delle franchigie. Sulla normativa sostanziale, invece, sto lavorando (insieme a Greenpeace) su due profili diversi: da un lato la revisione della legge regionale 14; dall’altro la legge nazionale 613 in materia di prospezione off-shore. Si tratta di materie che per quanto simili vanno trattate su piani diversi per via della competenza Stato-Regione.

In particolare sul secondo profilo (vista l’assenza di spazi di manovra normativa della Regione) stiamo ragionando sulla estensione, nel canale di Sicilia, della disciplina delle ZPE ai sensi della legge nazionale 61/2006. Il modello tra l’altro ha già un precedente nel Mare Ligure (DPR 209/2011).

In particolare sul petrolio on shore:

Sull’on-shore è più semplice perché basta una legge regionale che modifichi la 14. La partecipazione delle comunità deve essere un tassello della riforma.

A questo punto, il 9 aprile, se deciderà di partecipare alla Commissione Ambiente il governatore Crocetta si troverà due patate bollenti nelle mani: il petrolio on shore, sul quale ha competenza e può decidere in autonomia, e quello off shore sul quale o fa pressioni politiche su Roma o trova la scappatoia riempiendo il Canale di Sicilia da Zone Marine Protette.

Nel secondo caso otterrebbe un allontanamento delle trivelle visto che, dopo la “sanatoria petrolifera” di Passera e Clini, le attività petrolifere in mare devono stare ad almeno 12 miglia di distanza dalle aree protette.

In tutto questo, però, non dimentichiamoci che Crocetta è stato per due mandati consecutivi sindaco di Gela, dove sorge una delle più grandi raffinerie d’Italia e che è strettamente legata al progetto di “Petrolio a km zero” di Edison, che vorrebbe costruire un’altra piattaforma petrolifera proprio nel Canale di Sicilia.

Fonte: Greenpeace

5 aprile 2013
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