Mentre i cittadini della Valle del Belice cercano ancora di capire cosa voglia fare ENEL nel loro territorio, l’Ufficio Regionale Idrocarburi e Geotermia (URIG) dell’Assessorato all’Energia della Regione Sicilia approva la nascita del un nuovo permesso di ricerca in terra ferma “Masseria Frisella”.

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Lo rende noto, con estrema preoccupazione, il Comitato spontaneo No Trivelle nel Belice. La decisione è addirittura del 10 ottobre scorso, data non casuale secondo il Comitato che proprio in quei giorni cercava di accedere agli atti e ai documenti depositati da ENEL Longanesi Development Srl per richiedere la nuova concessione:

Un poco di attenzione alle date: il parere favorevole dell’URIG risale al 10 Ottobre 2012, la richiesta di accesso agli atti è di un solo giorno dopo, l’11 ottobre 2012. Il primo incontro del Comitato con il capo gabinetto dell’URIG, dott.ssa Bullara, avviene però il 5 Ottobre 2012 presso l’assessorato all’Energia di Palermo e serve per informare dell’esistenza del Comitato “No Trivelle nella Valle del Belice” e dell’intenzione dallo stesso ad accedere a tutti gli atti relativi alla richiesta del permesso di ricerca di idrocarburi presentato dalla società ENEL LONGANESI con lo scopo di produrre le necessarie opposizioni al progetto.

Ricapitolando, appena 5 giorni dopo l’incontro in cui il Comitato ha manifestato l’intenzione di richiedere l’accesso agli atti per fare opposizione, gli uffici hanno autorizzato, per quanto di loro competenza, le trivellazioni nella Valle del Belice. Vista la manifestazione d’interesse di alcuni cittadini all’istanza, non sarebbe stato opportuno temporeggiare qualche giorno per dare l’opportunità alla popolazione di esprimersi?

Domanda più che lecita per due motivi. Il primo è che si tratta di una concessione nuova di zecca: nel Belice ENEL ancora non ha svolto alcun lavoro preliminare, non ha attrezzature impegnate in ricerche sismiche o perforazioni, non ha affari urgenti. Rimandare la decisione non avrebbe portato all’azienda alcun danno economico.

Il secondo è che il Comitato ha scoperto, suo malgrado, di non poter accedere a un documento fondamentale per decidere: il piano dei lavori depositato da ENEL all’URIG. Questo perché, come confermato dallo stesso ufficio regionale, i dati sulle trivellazioni in Sicilia e in Italia sono segreti. Segreti industriali, per la precisione. Ma non solo:

Molti comuni della Valle del Belice e la provincia di Trapani hanno presentato opposizione. Tra questi c’era anche il Comune di Montevago (26 Aprile 2012, prot. n. 32991). Nella relazione positiva dell’URIG però l’opposizione non viene menzionata. Il Comune di Montevago aveva posto l’attenzione sull’elevato rischio sismico dell’area coinvolta nella ricerca. Perché tale rischio è stato ignorato?

Difficile credere che l’URIG, da aprile a ottobre, non abbia ricevuto le osservazioni di Montevago. Come è anche difficile che non ricordi il tragico terremoto di magnitudo 6.1 (quello dell’Emilia, per confronto, era 5.9) che esattamente 45 anni fa, nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, distrusse completamente i Comuni di Gibellina, Poggioreale, Salaparuta e Montevago uccidendo 380 persone e lasciando senza tetto 70 mila siciliani.

14 gennaio 2013
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I vostri commenti
Angelo, martedì 15 gennaio 2013 alle18:49 ha scritto: rispondi »

Io dico solo una cosa , prima dei terremoti del 20 e 29 maggio ultimi scorsi nella bassa modenese si trivellava per lo shale gas ed abbiamo visto cosa è successo in una zona che era fino ad allora considerata la più a basso rischio d'Italia !  Ci hanno anche dato a bere che la magnitudo sia stata solo 5.9 ! Figuriamoci cosa potrebbe succedere in una zona considerata ad alto rischio sismico come quella del Belice che ancora risente delle immani ferite del 1968 ? Chi di dovere intervenga prima della catastrofe !

Dcaliman, lunedì 14 gennaio 2013 alle20:38 ha scritto: rispondi »

Speriamo si siano preocupati di fare un impianto di disoleazione delle acque anzichè di sola decantazione. Se scelgono un impianto moderno avranno anche benzina avio oltre al laghetto e un pò di fanghi silicei.

Drupa Prof, lunedì 14 gennaio 2013 alle20:33 ha scritto: rispondi »

ma chi ci guadagna se poi si distrugge il territorio e non si e' nemmeno sicuri che questi tipi di trivellazioni possono portare con se possibili terremoti? non ci sono dati a favore ne contro ma dubbi e allora,montate delle pale eoliche per far energia e non depauperate il sottosuolo.

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