La Regione Sicilia dice no alle trivelle, argomento oggetto di un vivace dibattito che ha spaccato la stessa maggioranza. L’ultima parola per ora l’ha detta la Commissione Ambiente e Territorio dell’ARS, l’Assemblea Regionale Siciliana, approvando il referendum abrogativo dell’articolo 38 dello Sblocca Italia.

L’ARS intende abrogare la norma che prevede lo snellimento delle procedure per l’autorizzazione delle attività di ricerca ed esplorazione degli idrocarburi, aspramente contestata dagli ambientalisti perché di fatto apre alle perforazioni selvagge nel Canale di Sicilia, area ad alto pregio ambientale.

Diverse forze politiche si sono schierate apertamente contro le trivelle, in primis i Cinquestelle. Le mozioni dei pentastellati sono state appoggiate anche da esponenti del PD, di Forza Italia e del gruppo misto. Come ha sottolineato il deputato 5stelle Giampiero Trizzino, presidente della commissione Ambiente:

Riteniamo indispensabile che questa Regione e gli stessi parlamentari si adoperino per scongiurare le gravi conseguenze che questo articolo potrebbe provocare al territorio, considerato che tale procedimento, tra le altre cose, rende possibile il rilascio di concessioni su ampie zone di mare per un periodo complessivo che, tra le fasi di ricerca e coltivazione, e con le eventuali proroghe, può facilmente estendersi oltre i 50 anni.

Il dibattito sulla nuova ondata di trivellazioni aperta dallo Sblocca Italia da mesi sta infervorando il mondo politico e l’ambientalismo italiano. Nei giorni scorsi a sorpresa è arrivata l’apertura di Maurizio Landini, segretario generale della FIOM. Per l’esponente dei sindacati le perforazioni, a patto di tutelare l’ambiente, non vanno demonizzate.

Critica e immediata la reazione di Legambiente, WWF e Marevivo che sottolineano l’incompatibilità delle trivellazioni con la salvaguardia dell’economia costiera e della biodiversità:

L’estrazione di petrolio di bassa qualità in un mare sottoposto a rischi sismici, vulcanici e meteomarini mette a rischio l’ambiente marino e la biodiversità dell’intero Mediterraneo centrale non compensabile da vantaggi economici e occupazionali non garantiti peraltro nel tempo.

3 dicembre 2014
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