Gli onorevoli deputati siciliani si scoprono no-triv, il presidente della Regione Rosario Crocetta dice no ai petrolieri, e Greenpeace gli chiede di far diventare il “modello Sicilia” un esempio per il resto d’Italia. Non è un film di fantascienza o un sogno di una notte siciliana di quasi primavera ma è più o meno quello che è successo lo scorso 6 marzo all’Assemblea Regionale Siciliana.

Tutto inizia con una richiesta di permesso di ricerca che conosciamo ormai bene: “Masseria Frisella“, proponente Enel Longanesi, territorio interessato la Valle del Belice. Con una costanza, una coerenza e una dedizione alla causa da far impallidire i più temerari ecologisti, il Comitato No Trivellazioni nel Belice (nato da pochissimo: subito dopo l’affissione all’albo pretorio dei Comuni interessati dalle trivellazioni dell’avviso obbligatorio per legge) riesce a smuovere le acque.

Improvvisamente mezza assemblea regionale diventa convintamente contraria a ogni attività petrolifera nell’isola e gli innumerevoli partiti che la compongono si danno da fare usando tutti i mezzi possibili per bloccare le trivelle: il 6 marzo, di conseguenza, all’ARS si discutono 5 mozioni (4, quasi identiche, relative al progetto Enel nella Valle del Belice, una relativa alla Val di Noto e ai siti Unesco), una interpellanza (sempre sul Belice), 4 interrogazioni (3 sul Belice e una sul fiume Irminio in provincia di Ragusa).

Da notare che tra i firmatari di una delle mozioni, la prima sulla Valle del Belice, c’era anche l’ex assessore regionale all’Industria Pippo Gianni che, quando era in Giunta regionale, diede il via libera al Piano Energetico Regionale dove si diceva che bisognava aumentare le estrazioni di idrocarburi nell’isola. Ma era il lontano 2009…

Fatto sta che tutte le mozioni no-triv sono passate e il Governo regionale guidato da Rosario Crocetta (nella foto) si è impegnato ufficialmente a dire no a ogni ulteriore richiesta dei petrolieri nell’isola. A festeggiare maggiormente sono stati i grillini del Movimento 5 Stelle, tra i primi a presentare la loro mozione. Meno contento era il segretario dell’Assemblea, che ha dovuto leggere 5 mozioni praticamente identiche visto che ogni partito non ha voluto sfigurare e ha presentato la sua.

Tutto bene, in Sicilia? No, mica tanto. Perché se a terra sembrerebbe che, almeno per un po’, di nuove concessioni petrolifere non se ne debba più parlare in mare la situazione è ben diversa. Il 27 febbraio l’ormai ben nota ai siciliani Northern Petroleum ha chiesto di ampliare l’area marina entro la quale ha intenzione di cercare petrolio e gas. In pratica NP vuole allargare il permesso di ricerca d-29 G.R. NP e riattivare il permesso d347 C.R.NP, dove c’è già una VIA positiva e si può già andare con gli air gun a fare le prospezioni sismiche.

Già a settembre vi avevamo raccontato come Shell e Northern Petroleum stessero rimescolando le carte nel Canale di Sicilia rinunciando ad alcuni permessi di ricerca e mettendone in sospensione altri. In quel caso si trattava del mare di fronte la costa trapanese, oggi invece di quello di fronte la provincia di Agrigento.

La notizia di queste manovre ha messo in allarme Greenpeace che, l’estate scorsa, ha girato costa costa l’intera isola con il suo tour “U Mari nun si spirtusa“. Giorgia Monti, responsabile mare dell’associazione che ha condotto la spedizione estiva in Sicilia, fa ora appello a Crocetta affinché lotti con i denti contro le nuove attività petrolifere in mare:

La Regione Sicilia ha l’opportunità di diventare leader di questa battaglia e fare fronte comune con le altre regioni contro questi nuovi attacchi. È ora di scegliere una governance del mare che tuteli le risorse e favorisca l’economia locale e non gli interessi delle compagnie petrolifere

Come sanno tutti, Greenpeace compresa, in realtà la Sicilia ha competenza esclusiva sulle attività in terraferma ma poco o nulla può fare per favorire o bloccare una richiesta in mare. Tuttavia, se la furia no-triv all’ARS e il conseguente impegno di Crocetta non sono un fuoco di paglia, il presidente siciliano dovrebbe almeno battere un colpo a Roma.

Anche perché, nel frattempo, il progetto Edison di raddoppio della piattaforma petrolifera Vega A al largo delle coste ragusane è già entrato in istruttoria tecnica al Ministero dell’Ambiente.

, Greenpeace

11 marzo 2013
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ARS
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