Trivelle senza controllo nei mari italiani. A denunciarlo Greenpeace, secondo cui intorno alle trivellazioni in Italia vi sarebbe un clima di vero e proprio “Far West”, con il monitoraggio ambientale delle piattaforme non sempre richiesto o dovuto. Dati che non risultano essere stati prodotti per 101 impianti entro le 12 miglia.

Greenpeace ha lamentato nei giorni scorsi la discrepanza tra il numero di impianti segnalati nei documenti messi a disposizione dal Ministero dell’Ambiente, relativi a 34 piattaforme, e le 135 presenti entro le 12 miglia dalle coste italiane secondo il MiSE. Nella serata di ieri è arrivo il chiarimento da parte di Eni, che effettuato i rilevamenti documentati dal MinAmbiente, attraverso un comunicato stampa:

Relativamente alle ‘100 piattaforme mancanti’, per le quali secondo Greenpeace non sarebbero stati forniti i piani di monitoraggio, ENI spiega che quelle di propria pertinenza, non emettono scarichi a mare, né effettuano re-iniezione di acque di produzione in giacimento, pertanto non ci sono piani di monitoraggio prescritti e nessun dato da fornire.

Un’assenza di controlli ritenuta gravissima da Greenpeace, che sottolinea con Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima, l’assoluta necessità di una netta vittoria dei Sì al prossimo referendum anti-trivelle del 17 aprile 2016:

Ecco svelato il mistero, finalmente: i petrolieri estraggono fonti inquinanti nei nostri mari e nessuno controlla. Alla faccia della “normativa severissima” che secondo il governo regolerebbe il settore, le attività di estrazione di gas e petrolio offshore assomigliano a un far west. Siamo un Paese in cui vengono (giustamente) controllati gli scarichi dei motorini, ma non si controllano le piattaforme in mare. È vergognoso e preoccupante.

L’associazione chiede inoltre che il Governo risponda quanto prima e pubblicamente riguarda tale mancanza di monitoraggio per le piattaforme che non re-iniettano le acque di produzione. A questo proposito la stessa Greenpeace cita il caso Edison, emerso nelle scorse ore a opera da “S” (mensile di Live Sicilia):

500 mila metri cubi di acque di strato, di lavaggio e di sentina sarebbero state iniettate illegalmente nel pozzo Vega 6, del campo oli Vega della Edison, al largo delle coste di Pozzallo. I dati relativi a questo disastro ambientale verrebbero da un dossier di ISPRA, al centro di un procedimento penale della Procura di Ragusa.

In base ai dati forniti da ISPRA nelle acque illegamente smaltite vi sarebbero “metalli tossici, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici aromatici e MTBE”, in misura da aver prodotto un danno tale da non permettere il ritorno alle condizioni originali. Tra le ipotesi di reato, conclude Greenpeace, quella di:

Gravi e reiterati attentati alla salubrità dell’ambiente e dell’ecosistema marino attuando, per pura finalità di contenimento dei costi e quindi di redditività aziendale, modalità criminali di smaltimento dei rifiuti e dei rifiuti pericolosi.

31 marzo 2016
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I vostri commenti
nicola iacobellis, venerdì 8 aprile 2016 alle15:14 ha scritto: rispondi »

E' possibile avere informazioni sul tipo di piattaforme (gas verso petrolio) presenti nei nostri mari (entro e al di la delle 12 miglia).Credo che questa informazione aiuterebbe ad avere un quadro chiaro della situazione. grazie

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