Trivelle a Firenze in piazzale Michelangelo per inviare un messaggio diretto a Matteo Renzi. Questa l’azione messa in atto da Greenpeace questa mattina per protestare contro le recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio, con cui quest’ultimo si augurava il fallimento del referendum anti-trivelle del 17 aprile 2016.

Greenpeace ha allestito nel centro storico di Firenze una trivella, simulando l’attività di perforazione relativa a un pozzo petrolifero. La struttura è alta 7 metri ed è circondata da un finto cantiere, con tanto di cartelloni con su scritto: “Trivella Italia S.p.A. Il tuo Paese, il nostro profitto” e “Stiamo trivellando la tua città, ci scusiamo per il disagio, per reclami contattare @matteorenzi”.

Un chiaro messaggio rivolto al Presidente del Consiglio Renzi, finito nel mirino dell’associazione ambientalista non soltanto per il recentissimo auspicio di fallimento per il referendum anti-trivelle del 17 aprile 2016, ma anche per i vari inviti o incoraggiamenti all’astensionismo da esponenti Pd o del Governo (tra cui spicca il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti). A spiegare il senso della protesta è Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace:

A molti sarà parso strano vedere una trivella svettare sul panorama di Firenze. Cosa ci fa uno strumento tanto impattante in un luogo così bello e prezioso? Ecco, questa è la domanda che rivolgiamo agli italiani: perché la semplice simulazione di una trivella in una piazza storica del nostro Paese appare assurda, mentre colossi cento volte più grandi che minacciano i mari non dovrebbero apparire come uno sfregio insopportabile?

Manca ormai poco tempo alla votazione del 17 aprile, quando gli italiani saranno chiamati a votare per il referendum sulle trivelle. Nello specifico si dovrà esprimere un parere in merito alla durata delle concessioni alle compagnie estrattive in relazione agli impianti presenti entro le 12 miglia. Impianti obsoleti e scarsamente produttivi, sottolinea Greenpeace, che ricorda come dalle trivelle oggetto del referendum arrivino appena il 2-3% del gas e lo 0,8% del petrolio consumati in Italia ogni anno.

La stessa associazione ha poi sottolineato come siano 88 gli impianti coinvolti dal referendum:

35 di questi non erogano più nulla, sono fermi; tre su quattro quattro non producono, o producono così poco da non dover versare neppure un centesimo di royalties nelle casse pubbliche.

Votando Sì al referendum queste piattaforme non verranno dismesse subito, ma nel giro di circa 10 anni, consentendo di tutelare la pur esigua occupazione legata al loro funzionamento, senza determinare alcun deficit energetico né un aumento delle importazioni di fonti fossili.

7 aprile 2016
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, giovedì 7 aprile 2016 alle22:37 ha scritto: rispondi »

le trivellazioni possono provocano anche crolli nelle falde sotterranee con possibili terremoti, o quantomeno subsidenza, ovvero abbassamento del terreno vicino alle coste, praticamente quello che avvenne nel Polesine anni addietro , che comportò la immediata chiusura dei relativi impianti di estrazione. Ora sembra che tutti si siano dimenticati del disastro subito da quei territori, oppure che per interessi pecuniari la dimenticanza sia volontaria.

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