Il Governo renda noti i dati sul monitoraggio del mare nei pressi delle piattaforme. Questa la richiesta avanzata dalle Regioni promotrici del referendum anti-trivelle, alle quali si è unito l’appello di Greenpeace affinché dal Ministero dell’Ambiente vengano resi pubblici “i dati del monitoraggio ambientale delle piattaforme operanti nei mari italiani”.

Al centro delle richieste di Regioni e associazioni ambientaliste i dati, di proprietà di ENI, che la società ha fornito al Ministero dell’Ambiente in risposta a una “istanza pubblica di accesso agli atti”. In oggetto gli esiti del monitoraggio ambientale delle 135 piattaforme, e strutture assimilabili, situate nei mari italiani (sulla base di dati in possesso al MiSE).

Secondo quanto ha sottolineato Greenpeace, prendendo spunto dal suo rapporto “Trivelle Fuorilegge“, il Ministero dell’Ambiente avrebbe fornito all’associazione i dati relativi ad appena 34 di queste 135 strutture. Le domande avanzate dall’associazione sono ora sostanzialmente due: “Dove sono i dati dei 101 impianti mancanti?” e “Perché il Ministero non li ha messi a disposizione di Greenpeace, pur essendo obbligato in tal senso dalla legge?”.

Dal Governo arrivano pareri in merito all’inutilità del voto del 17 aprile 2016 sul referendum anti-trivelle, prosegue Greenpeace, ma dallo stesso pulpito deriverebbero anche pericolosi “vuoti di informazione” a tutto danno dei cittadini italiani. Come ha sottolineato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia:

È inammissibile chiamare gli italiani al voto senza aver messo a loro disposizione gli strumenti necessari a orientarsi e votare consapevolmente. Pretendiamo che siano resi pubblici i dati sull’impatto di oltre 100 piattaforme operanti nei nostri mari, di cui a oggi non si sa nulla.

Dove sono? Perché non li mostrano? A questo punto non lo chiede solo Greenpeace, ma nove Regioni, nove istituzioni di questa Repubblica. Il Ministero per l’Ambiente risponda immediatamente, come è suo dovere fare. Ogni omissione in tal senso sarà un palese boicottaggio della democrazia e un atto di arbitrio dispotico.

24 marzo 2016
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I vostri commenti
paolo, venerdì 25 marzo 2016 alle12:15 ha scritto: rispondi »

condivido solo la parte riguardante la totale mancanza di informazioni, sia sull'impatto ambientale attuale delle piattaforme oggetto del referendum, sia della destinazione di dette piattaforme, come verrebbero sostituiti gli attuali approvvigionamenti energetici e conseguente impatto ambientale in caso di vittoria del si

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