Monitoraggio delle trivelle ancora nel mirino di Greenpeace. Ulteriori particolari sarebbero emersi durante l’inchiesta avviata dalla Procura di Potenza in merito alle attività che vedono coinvolto il Centro Oli di Viggiano, in Val d’Agri. Secondo un’intercettazione sarebbe stata portata alla luce una presunta alterazione operata dai dipendenti Eni del centro, ora sottoposti a regime di arresti domiciliari, a danno dei piani di monitoraggio di un “campo estrattivo” situato al largo della costa brindisina.

I risultati dei monitoraggi di uno dei centri estrattivi sarebbero stati compromessi, stando a quanto l’associazione dichiara di aver appreso da un articolo comparso su Il Fatto Quotidiano, omettendo in maniera deliberata ogni comunicazione all’ISPRA. La stessa Greenpeace ha riportato in un comunicato stampa:

I dipendenti dell’Eni – si legge nell’articolo – avrebbero «scambiato le cozze che servono a monitorare la qualità degli scarichi in mare alterando così i dati sull’inquinamento delle acque. Sulla nave Firenze della compagnia petrolifera, ormeggiata al largo di Brindisi, infatti, i tecnici dell’Ispra nel 2014 avevano installato gabbie con mitili (“come bio-indicatori”). Ma a causa del mare mosso, i sacchetti con le cozze si sono rotti e alcuni dipendenti della compagnia petrolifera – scrive il gip di Potenza – “omettono deliberatamente di avvertire l’Ispra” dell’accaduto e sostituiscono le cozze con “altri mitili da loro procurati, inficiando di fatto l’efficacia del controllo ambientale”».

Greenpeace accusa poi senza mezzi termini Eni, nella seconda parte di tale comunicato, di aver volontariamente omesso determinati dati rilevanti in merito ai monitoraggi effettuati:

Greenpeace deduce da quanto sopra che esistono piani di monitoraggio che non sono stati resi noti nonostante fossero stati richiesti al Ministero dell’Ambiente, con una istanza pubblica di accesso agli atti, i piani di monitoraggio di tutte le attività upstream in mare. A quella richiesta fece riscontro l’invio, da parte di funzionari del dicastero, dei piani di monitoraggio di 34 impianti, tra cui non figura quello in questione.

Inoltre, ENI sembrerebbe mentire quando sostiene – come fatto in una nota diffusa due giorni fa – che non vi sono piani di monitoraggio riguardanti i suoi impianti oltre quelli di cui Greenpeace già dispone. La nave Firenze – un’unità galleggiante di produzione e stoccaggio del campo oli Aquila – risulterebbe da queste intercettazioni essere sottoposta a monitoraggi ambientali.

Il sospetto è quindi, conclude Greenpeace, che i “piani di monitoraggio” delle piattaforme possano essere alterati con facilità. L’associazione torna quindi a chiedere al Governo maggiore chiarezza in vista del referendum anti-trivelle del 17 aprile 2016:

Greenpeace chiede al Governo di rispondere immediatamente nel merito di queste questioni: come istituzione preposta al controllo delle attività di estrazione di idrocarburi, alla tutela della salute dell’ecosistema marino, nonché come azionista di maggioranza di ENI.

4 aprile 2016
In questa pagina si parla di:
Fonte:
Lascia un commento