Le piattaforme petrolifere dovranno pagare l’ICI. A stabilirlo la Corte di Cassazione, che ha risolto così il lungo contenzioso che ha visto il Comune di Pineto, nel teramano, opposto a ENI. L’ente locale ha chiesto all’azienda una cifra di circa 30 milioni di euro a saldo degli arretrati.

La sentenza della Corte di Cassazione è destinata a segnare un punto di rottura. Una vittoria quella che Comune di Pineto che è stata accolta con favore da Greenpeace. Come ha sottolineato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima:

Era ora, verrebbe da dire. È incredibile che i petrolieri siano stati sin qui esentati da un pagamento di tributi che invece spetta a tutti, anche alle industrie e alle attività produttive. Purtroppo le regalie alle aziende fossili non si limitano a questo.

È urgente che si adottino provvedimenti per rivedere le royalties, che in Italia sono solo del 7 per cento, mentre all’estero superano spesso il 50 per cento, e sulle quali vengono poi applicati di norma ulteriori sgravi. Inoltre dovrebbe essere cancellato l’assurdo sistema di franchigie, che esenta una parte della produzione da questi oneri.

Proprio riguardo il sistema delle royalties, che prevede esenzioni al di sotto di una soglia minima di produzione, Greenpeace ritiene si tratti di un altro regalo fatto ai petrolieri. Secondo l’associazione oltre metà degli impianti in mare estrae una quota inferiore agli 80 milioni di metri cubi standard per il gas e alle 50 mila tonnellate per quanto riguarda il petrolio.

Queste piattaforme risultano essere, prosegue l’associazione, sempre più “obsolete, fragili e pericolose”. Importante quindi, conclude Greenpeace, che i cittadini italiani si rechino alle urne il 17 aprile 2016 per votare Sì al Referendum anti-trivelle, che imporrebbe a molti di questi impianti inutili o scarsamente produttivi un termine certo per il termine delle attività e il conseguente smantellamento.

26 febbraio 2016
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento