La situazione delle trivellazioni sul territorio italiano si fa sempre più preoccupante. Nell’ambito della campagna contro le trivelle, WWF Italia si rivolge direttamente al Governo Letta, forte delle migliaia di firme raccolte, per chiedere di fermare lo scempio che ha causato la SEN, la Strategia Energetica Nazionale.

Inaugurata dal precedente Governo Monti come una delle ultime azioni prima delle dimissioni, questa strategia mira a sfruttare il poco petrolio di pertinenza italiana ancora rimasto nel sottosuolo e nel mar Mediterraneo, al fine di garantire la sicurezza energetica al Paese. Peccato però che gli esperti convocati direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico abbiano stabilito che, anche se si estraesse fino all’ultima goccia di petrolio, l’Italia sarebbe autosufficiente per soltanto 7 settimane.

Dare l’autorizzazione alle trivellazioni non è nemmeno conveniente dal punto di vista economico visto che solo la metà dei progetti autorizzati paga le royalties, mentre il rischio di qualche incidente (la marea nera del 2010 nel Golfo del Messico insegna) è sempre molto elevato. Dal dossier “Trivelle in vista” realizzato dal WWF deriva una fotografia della situazione italiana molto preoccupante. Attualmente ci sarebbero:

  • 3 istanze di permesso di prospezione (le quali occupano un’area di 30.810 kmq);
  • 31 istanze di permesso di ricerca (14.546 kmq);
  • 22 permessi di ricerca (7.826 kmq);
  • 10 istanze di coltivazione (1.037 kmq);
  • 67 concessioni di coltivazione (9.025 kmq).

A questi vanno aggiunti 396 pozzi produttivi in mare di cui 335 a gas e 61 a petrolio, 104 piattaforme di produzione, 8 di supporto e 3 di stocaggio temporaneo. Questa “colonizzazione”, come l’ha definita lo stesso WWF, riguarda principalmente il Sud Italia, dalla Sicilia alla Sardegna passando per l’Adriatico e lo Jonio, per un’estensione talmente grande da misurare quanto la Corsica.

Questa è solo una parte di quello che inizialmente era previsto dato che l’attuale ministro Zanonato ha sottratto dall’elenco altri 116 mila chilometri quadrati di aree marine pronte per essere trivellate. Per ridurre l’inquinamento marino ed evitare eventuali disastri futuri, il WWF chiede che la SEN venga definitivamente abbandonata perché, a conti fatti, non conviene né all’Italia né agli italiani.

27 settembre 2013
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I vostri commenti
celeste cianfarano, venerdì 22 novembre 2013 alle12:00 ha scritto: rispondi »

se queste trivelle venissero sfruttate sulla terra ferma per ammortizzare i costi del geotermico...potrebbero abbassare i costi al privato per creare delle centrali di quartiere....a oggi solo noi piccoli abbiamo tanti buchi....alle tasche!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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