Solo uno dei sei referendum anti-trivelle supera il nuovo esame dalla Corte Costituzionale. Questo il risultato del nuovo giudizio emessa dal Consulta in merito ai quesiti presentati da dieci Regioni, tutti inerenti le attività di trivellazione entro i confini italiani.

Sopravvive alle disposizioni introdotte nella Legge di Stabilità dal Governo Renzi soltanto il quesito referendario che impone una durata massima dei permessi e delle concessioni risultino pari al “ciclo vitale” del giacimento. La sentenza della Corte Costituzionale ricalca quindi l’opinione negativa già espressa dalla Cassazione in merito ai restanti cinque referendum, ai quali in questi giorni è venuto a mancare anche l’appoggio della Regione Abruzzo. Come viene riportato:

Il quesito ammesso è l’unico del quale l’ufficio centrale per il referendum ha affermato la legittimità sulla base della normativa sopravvenuta (la legge di stabilità 2016).

Nella nuova formulazione il referendum viene pertanto ad incentrarsi sulla previsione che le concessioni petrolifere già rilasciate durino fino all’esaurimento dei giacimenti, in tal modo prorogando di fatto, come rilevato dall’ufficio centrale per il referendum, i termini già previsti dalle concessioni stesse. La sentenza sarà depositata entro il 10 febbraio, come previsto dalla legge.

La data in cui si svolgerà il referendum sarà compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno 2016. Soddisfatto il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che ha così commentato:

Il primo obiettivo, quello della possibilità di effettuare il referendum, è stato raggiunto, ma ora dobbiamo guardare al traguardo decisivo: quello di impedire le trivellazioni nei nostri territori e nel nostro mare e mettere la parola fine a questa spada di Damocle che pende sulle teste di milioni di cittadini e aziende del Veneto e delle altre regioni adriatiche.

Noi continuiamo a opporci con fermezza alle perforatrici che il Governo Renzi vuole calare sui nostri territori e a lottare con ogni mezzo contro lo sfruttamento petrolifero dell’Adriatico, che potrebbero provocare enormi danni al nostro ambiente e all’economia turistica costiera. Ora anche i cittadini potranno dire di no a questa sciagura.

Parla di “eccezionale valenza simbolica” Antonella Proccacci, responsabile dei temi ambientali e climatici ENPA, che ha affermato:

A breve gli italiani avranno finalmente la possibilità di far sentire la loro voce ed di far vincere le ragioni della biodiversità. Il quesito è l’unico testo ‘sopravvissuto’ ai sei originariamente presentati per questo esso ha una valenza simbolica straordinaria.

Non si arresta la spinta delle Regioni anche a sostegno di alcuni dei quesiti sui quali è stato espresso il parere negativo della Consulta. A guidare il gruppetto di sei consigli regionali (Basilicata, Campania, Liguria, Puglia, Sardegna e Veneto) proprio quello veneto, presieduto da Roberto Ciambetti, che ha approvato all’unanimità il ricorso alla Corte Costituzionale per “conflitto di attribuzione sul caso delle previsioni normative, comprese le concessioni statali, le trivellazioni, la ricerca di pozzi petroliferi o giacimenti di gas naturale” proposto dall’Ufficio di presidenza.

Positiva anche l’accoglienza degli ambientalisti (Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e WWF), che confermano inoltre l’intenzione di lottare ancora per un dietrofront reale e concreto da parte del Governo:

La Sentenza della Corte Costituzionale, che ha confermato il referendum sulle trivelle sul quesito già “promosso” dalla Corte di Cassazione, ci dà lo spunto per rilanciare richieste chiare al Governo: rigetto immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa (a cominciare da Ombrina) e una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra, sino a quando non sarà definito un Piano energetico nazionale volto alla protezione del clima e rispettoso dei territori e dei mari italiani.

19 gennaio 2016
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