La Corte Costituzionale ribadisce l’inammissibilità dei due referendum oggetto di ricorso da parte delle Regioni. Non saranno quindi sottoposti al voto i due quesiti riguardanti il “Piano delle aree” e “Prorogabilità dei titoli abilitativi”, dei quali era stata chiesta la riammissione per “Conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato“.

In una nota della Corte Costituzionale è stato indicato come vi fosse alla base del rigetto del ricorso, presentato dalle Regioni in quanto il Governo Renzi sarebbe intervenuto (con le modifiche alla Legge di Stabilità) su materie di competenza regionale, tale motivazione:

Non è stata espressa la volontà di sollevare detti conflitti da almeno cinque dei Consigli regionali che avevano richiesto il referendum prima delle modifiche legislative sopravvenute.

A fermare i due ricorsi presentati dalle Regioni sarebbe stata quindi l’assenza di voto da parte dei Consigli Regionali, fatta eccezione per quello del Veneto, unico a votare il proprio rappresentante nel Comitato referendario. Secondo quanto dichiarato dal presidente della Regione Basilicata Piero Lacorazza:

Voto che non c’è stato perché mancavano tempi tecnici per le convocazioni e i passaggi nelle commissioni per tutte le Regioni.

Puglia e Veneto hanno annunciato di voler continuare la propria battaglia a supporto dei due referendum esclusi presentando due ricorsi in via principale di fronte alla stessa Corte Costituzionale. Le Regioni si presenteranno in questo caso dietro mandato dei rispettivi presidenti e delibera di giunta.

L’attuale decisione della Corte Costituzionale non intaccherà infine il referendum anti-trivelle del 17 aprile 2016, tramite il quale gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi riguardo la durata delle concessioni per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa.

10 marzo 2016
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