Termina dopo 40 ore di protesta non violenta l’azione di Greenpeace a Portland, nello Stato dell’Oregon. Gli attivisti si erano posizionati su delle funi, in sospeso sotto l’arco di un ponte, per impedire il transito della nave rompighiaccio di Shell, in rotta verso l’Artico alla volta del Mare dei Chukchi, in Alaska.

L’azione di Greenpeace aveva il duplice intento di bloccare il passaggio della MSV Fennica, il cui arrivo nell’Artico era condizione necessaria per la richiesta di trivellazioni in profondità per la ricerca di petrolio, e di sensibilizzare il presidente USA Obama affinché revocasse le concessioni estrattive concesse dal suo governo.

Malgrado un giudice federale dell’Alaska abbia minacciato Greenpeace di multe salatissime (da 2.500 fino a 10.000 per ogni ulteriore ora di protesta) soltanto l’intervento diretto delle Autorità ha posto fine alla protesta. Come ha sottolineato Annie Leonard, direttore esecutivo di Greenpeace USA:

Sono stati due giorni molto emozionanti per tutti noi, così come per gli oltre sette milioni di persone che hanno già aderito al nostro appello per salvare l’Artico. Con le nostre azioni non violente vogliamo contribuire a far crescere sempre più il movimento globale in difesa dell’Artico.

Trivellare in cerca di petrolio in quest’area così importante e meravigliosa sarebbe un terribile errore, per questo chiediamo al Presidente Obama di ripensarci e ascoltare quei sette milioni di persone che in tutto il mondo, con un’unica voce, hanno gridato e continueranno a gridare: ShellNo!

31 luglio 2015
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