Nuova azione di Greenpeace ieri mattina contro le trivellazioni nell’Artico di Shell. Gli attivisti hanno bloccato le stazioni di rifornimento della compagnia petrolifera a Zurigo, in Svizzera: una protesta non violenta messa in atto per protestare con il progetto di estrazione di idrocarburi nella regione artica previsto per questi giorni.

Secondo quanto riportato da Greenpeace le trivellazioni di Shell nell’Artico potrebbero partire già nella giornata di oggi nel mare di Chukchi, in Alaska. La protesta ha visto gli attivisti mostrare presso tutte le stazioni di servizio della compagnia anglo-olandese uno striscione con su scritto “Stop Shell”. Come ha dichiarato Nadine Berthel, responsabile della campagna Artico per Greenpeace Svizzera:

Se Shell dovesse iniziare la ricerca di idrocarburi nell’Artico potrebbe devastare questo meraviglioso ecosistema, mettendo in pericolo le specie che vi abitano, come orsi polari e trichechi. Non si può trivellare in modo sicuro nell’Artico: la questione non è se si verificherà uno sversamento di petrolio, ma quando accadrà. Per questo, sette milioni di persone da tutto il mondo hanno già fatto sentire la propria voce, chiedendo a Shell di restare fuori dall’Artico.

Contro le trivellazioni di Shell nell’Artico si sta formando un movimento sempre più vasto, sottolinea Greenpeace, proprio in relazione a quella che la stessa associazione definisce una “catastrofe ambientale annunciata”.

A motivare le preoccupazioni di Greenpeace sono soprattutto le difficili condizioni meteo artiche, con iceberg in movimento e mari spesso in tempesta: lo stesso Governo USA ha ammesso di ritenere la probabilità di “ingente sversamento di petrolio” pari al 75%.

1 luglio 2015
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