L’estate è la stagione delle coincidenze. Mentre Greenpeace solcava i mari siciliani con il suo “No Trivelle Tour” per dire no alle trivellazioni petrolifere offshore nel Canale di Sicilia, contemporaneamente l’industria e il Governo preparavano la nuova espansione della produzione di petrolio proprio nel delicato tratto di mare tra la Sicilia e Malta.

A fine luglio, infatti, Edison ha depositato al Ministero dell’Ambiente i documenti per ottenere la VIA al progetto di costruzione di una nuova piattaforma petrolifera al largo della costa iblea, nel mare ragusano. Proprio dove già oggi c’è la Vega A, infatti, Edison vorrebbe costruire la Vega B, piattaforma quasi gemella che serve per mettere in produzione la seconda parte della concessione petrolifera C.C6.EO. Il campo Vega, infatti, è costituito da due sacche di petrolio non collegate tra loro e che devono essere trivellate separatamente.

Tutto questo, è bene notarlo, era già previsto nel progetto originario di sviluppo del campo Vega datato 1984. A quasi trent’anni di distanza, quindi, Edison (insieme al suo partner al 40% nella concessione ENI) vorrebbe completare l’opera costruendo la seconda piattaforma. E può farlo, visto che il campo Vega si trova a qualche centinaio di metri dal limite delle 12 miglia previsto dalla sanatoria Passera sulle trivelle offshore.

C’è da chiedersi, invece, se nella costruzione della seconda piattaforma verrà coinvolto il Consorzio CEM (del quale fa parte anche la Coemi, azienda di famiglia dell’ex ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo) che si occupò pochi anni fa di trasformare la petroliera Leonis nella struttura che oggi serve a trasferire il petrolio dalla piattaforma alle navi petroliere più piccole che, a loro volta, lo portano in raffineria. I dettagli operativi della futura Vega B li spiega Pietro Dommarco, autore del libro “Trivelle d’Italia”, su Altraeconomia:

Per mettere in funzione la Vega B serve “bucare” altro fondale marino. Si comincerà con 4 pozzi ma, in caso di risultati positivi, potrebbe subentrare la necessità di perforarne altri, fino a 24. L’obiettivo è produrre 6400 barili di greggio al giorno. Un quantitativo che, moltiplicato per i 21 anni del progetto totale, fornisce una stima dieci volte superiore a quella preventivata. I conti non tornano e i risultati potrebbero rivelarsi scarsi, ma comunque sostenibili dal punto di vista economico. Del resto è quello che avvenne anche per la Vega A, per la quale si stimavano 7000 barili di greggio giornalieri e più, oggi scesi a 3000.

Tornando agli strani allineamenti estivi, invece, va notato come la bozza della Strategia Energetica Nazionale redatta ad agosto (a pochi giorni dalla presentazione dei documenti del progetto da parte di Edison ed ENI) dal Governo Monti preveda lo sviluppo delle attività petrolifere nell'”offshore ibleo”. Cioè esattamente dove Edison ed ENI hanno intenzione di piazzare la nuova piattaforma.

Tutto ciò, oltre che essere curioso, non mancherà di irritare le altre aziende petrolifere che vorrebbero bucare il Canale di Sicilia: per quale motivo il ministro Corrado Passera ha inserito in un documento strategico ufficiale del Governo italiano un progetto specifico (perché di questo si tratta: il Governo che benedice la piattaforma Vega B ancor prima di concederle la Valutazione Ambientale) lasciando fuori tutti gli altri?

In ogni caso il progetto è ormai depositato e c’è tempo per presentare le proprie osservazioni solo fino al 25 settembre. Il Comune di Modica, che ha una frazione marittima sul Canale di Sicilia ed è sede del Tribunale dove si svolge il processo contro Edison per la vecchia piattaforma (l’accusa è quella di aver iniettato nei pozzi acque di sentina e altri rifiuti senza l’autorizzazione del Ministero), si è già detto contrario alla costruzione della Vega B. Antonello Buscema, sindaco di Modica, ha dichiarato:

È necessario che le istituzioni del nostro comprensorio concordino un’azione comune di contrasto all’iniziativa di raddoppio della piattaforma Vega, che peraltro sembra fare da battistrada alla costruzione di nuove piattaforme nel Canale di Sicilia, per le quali risultano già in corso le pratiche autorizzative. Ed è necessario che lo facciano sia nelle sedi nelle quali viene data formalmente ai nostri Enti la facoltà di esprimersi, sia attraverso un’azione di mobilitazione che deve sin da subito vederci in prima linea come classe politica, sensibilizzando il Ministero e la Regione (che dovrà esprimersi insieme a noi) rispetto al punto di vista del nostro territorio.

Dopo aver convintamente aderito all’appello lanciato da Greenpeace contro le perforazioni nel Canale di Sicilia, è arrivato il momento di sostenere con atti concreti la nostra posizione, che tocca due argomenti fondamentali per il nostro futuro.

Fonti: Ministero dell’Ambiente | Altraeconomia

6 settembre 2012
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I vostri commenti
Peppe, domenica 23 giugno 2013 alle13:02 ha scritto: rispondi »

Sarebbe possibile lanciare una petizione contro una simile porcheria? é assolutamente inaccettabile che ci si arricchisca ai danni della gente e dell'ambiente (che comunque in caso di esito positivo non ricevono nulla in cambio).

Giuseppe, lunedì 1 ottobre 2012 alle21:01 ha scritto: rispondi »

Edison ha rinegoziato in tribunale il prezzo del gas ottenendo un risparmio di circa 250 milioni di euro ai danni di ENI. Ma come mai allora il prezzo non scende per noi utenti finali? Dobbiamo rivolgerci necessariamente ai tribunali con una class action? E le organizzazioni dei consumatori continuano a dormire o sono colluse? Io intanto installerò un pannello solare termico per acqua sanitaria, almeno riduco i consumi di gas alla faccia loro.

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