Le due società londinesi Sound Oil e Mediterranean Oil&Gas (MOG) festeggiano un inizio 2013 spumeggiante di petrolio e gas. La prima ha terminato, positivamente, i test di produzione nel permesso Rapagnano in nelle Marche mentre la seconda ha ottenuto dal Ministero dello Sviluppo economico la concessione Aglavizza, tra Abruzzo e Molise.

Il campo di Rapagnano si trova in provincia di Ascoli Piceno. È un ex giacimento ENI, scoperto nel 1952 e trivellato fino al 2000 nel pozzo “Rapagnano 1″. Consiste di due livelli produttivi: “A”, quello più profondo, e “Sabbie” che è più superficiale. Prima dell’intervento di Sound Oil entrambi i livelli erano sigillati, così come li aveva lasciati Eni a fine operazioni.

A detta dell’Ufficio Nazionale Miniere e Idrocarburi (UNMIG, qui il comunicato stampa ufficiale), le procedure necessarie a rimettere in produzione il pozzo Rapagnano 1 erano:

– riapertura del livello “Sabbie” mediante la rimozione WL del TTBP attualmente presente;
– esecuzione di nuovi spari con fucili a massima densità e alta penetrazione su tutto l’intervallo tra il fondo pozzo (Bridge Plug a 1663 m MD) e il top spari attuale (1652,5 m MD);
– Step Rate Test ed eventuale stimolazione acida del livello A2 proteggendo il livello “Sabbie”
sottostante;
– trattamento del livello A2 con polimeri per ridurre la produzione di acqua;
– produzione in “commingle” da entrambi i livelli

In termini non tecnici: rompere i sigilli Eni, sparare delle cariche esplosive (gli “spari con fucili a massima densità“) nel pozzo per fratturare la cementazione protettiva e “riaprire i pori” da cui esce il gas, iniettare acido cloridrico a bassa pressione (si chiama “acidificazione della matrice“) nel livello “A” per pulire le fratture dal cemento, dalle impurità e dai fluidi di trivellazione, estrarre il gas da entrambi gli strati contemporaneamente.

Come al solito la spiegazione è molto approssimativa ed eccessivamente sintetica e non piacerà ai geologi, ma è l’unico modo per far capire a chi non si intende di petro-geologia di cosa stiamo parlando. E i più attenti si saranno già accorti che sono più o meno le stesse operazioni già fatte o suggerite nei decenni scorsi da Eni nel permesso Carità, pozzo “Nervesa 1 Dir”, in provincia di Treviso. Un pozzo per il quale Eni suggeriva il fracking e che ora è in concessione, coincidenza, proprio a Sound Oil.

Il prossimo passo dell’azienda è l’ottenimento del permesso di ricerca Santa Maria Goretti, che risulta esente dall’obbligo di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), ancora nelle Marche. James Parsons, CEO di Sound Oil, afferma di aver già l’accordo col Ministero dello Sviluppo economico:

Santa Maria Goretti è la gemma nascosta del nostro portafoglio e siamo felici del fatto che il Ministro ha accettato un iter accelerato di questo permesso di esplorazione

All’interno di Santa Maria Goretti c’è il pozzo “Castorano 1″ trivellato dall’Eni negli anni ’60 fino a 2.140 metri di profondità ed è risultato sterile, ma Sound Oil afferma che in base a nuovi studi sismici è probabile che ci sia gas verso i 4.000 metri di profondità.

MOG, invece, si gode la concessione Aglavizza che include il pozzo “Civitella 1″ che, a 1.200 metri di profondità, ha uno strato sabbioso impregnato di gas. In totale ce ne dovrebbero essere 1,3 miliardi di piedi cubi (37 milioni di metri cubi). Aglavizza è confinante con un’altra concessione MOG denominata Civita, all’interno della quale c’è il pozzo “Civita 1 Dir”. L’UNMIG, purtroppo, non fornisce alcuna spiegazione sui suoi siti Web né su “Civitella 1″ né su “Civita 1 Dir”.

Sempre MOG, infine, è in attesa della VIA per il permesso offshore Ombrina Mare poco a sud di Pescara che era stato bloccato dalla normativa Prestigiacomo (il divieto di trivellare a meno di 5 miglia dalle coste) e che è stato poi sanato dal Decreto Sviluppo di Corrado Passera. Tuttavia, saggiamente, MOG afferma che la VIA non è ancora sicura visto che a febbraio in Italia si celebrano le elezioni politiche.

Fonti: RigZone, Proactive Investors

8 gennaio 2013
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I vostri commenti
roberto c., venerdì 11 gennaio 2013 alle20:18 ha scritto: rispondi »

che l' estrazione di idrocarburi fosse la causa dei sempre più frequenti terremoti lo diceva già mia madre 50 anni fa, senza essere nè geologa nè particolarmente "green" Certo mi ha insegnato a rispettare la natura. Sbalordisco a leggere la parola "sanato" a proposito della rimozione del divieto imposto dal gov. S.B. da parte del ministro dal cognome vaginale. scrivo così xchè quei moralisti di yahoo ne bannano il cognome.

Dcaliman, martedì 8 gennaio 2013 alle20:24 ha scritto: rispondi »

Se dovesse scaturire dell'acqua mista ad olio è bene ,per non inquinare le falde,che realizzino un vero impianto di disoleazione dell'acqua e non di decantazione come si è solito fare sullo standard API 650.

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