Standard di sicurezza più rigidi per pozzi offshore di petrolio e gas costruiti al largo dell’Unione europea. È quello che chiede una risoluzione approvata a larghissima maggioranza (41 voti a favore e sen contrari) dagli europarlamentari della Commissione Industria. La speranza è che le norme più restrittive consentano di evitare disastri come quello del Golfo del Messico, ancora drammaticamente impresso nella memoria dell’opinione pubblica mondiale.

La relatrice del provvedimento è l’eurodeputata britannica Vicky Ford, del partito europeo dei conservatori e riformisti, che ha chiesto alla Commissione di inserire nella nuova legislazione in materia di pozzi offshore (che dovrebbe essere approvata il prossimo autunno) dei «suggerimenti per prevenire incidenti, adottare azioni rapide qualora accadano e fornire chiarezza riguardo le responsabilità».

Il principio alla base della risoluzione, per quanto riguarda appunto la responsabilità, è quello del “chi inquina paga”, che assegna ai responsabili dell’impianto il compito di rimediare (e ripagare) agli eventuali danni. Ai governi, invece, dovrebbe essere lasciato il compito di monitorare gli standard di sicurezza adottati e di coordinare le operazioni in caso di incidenti gravi. Per fronteggiare eventuali disastri, inoltre, il documento approvato dalla Commissione Industria, suggerisce il coinvolgimento dell’agenzia europea per la sicurezza marittima.

Gli eurodeputati chiedono anche che qualsiasi attività di trivellazione venga sottoposta a verifiche e controlli periodici. Sempre sul fronte della prevenzione, infine, la risoluzione prevede che per ottenere una licenza siano indispensabili una valutazione di impatto ambientale e un piano di risposta alle possibili emergenze.

13 luglio 2011
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