La battaglia dei No Triv contro le estrazioni di idrocarburi selvagge nel territorio italiano prosegue. Dodici associazioni del comitato promotore del referendum anti-trivelle del 17 aprile hanno diffidato il Ministero dello Sviluppo Economico, chiedendo di bloccare immediatamente le 61 concessioni per lo sfruttamento degli idrocarburi ormai scadute.

L’estensore dei quesiti referendari Enzo Di Salvatore in una conferenza stampa alla Camera ha precisato che le diffide non sono una rappresaglia per l’esito negativo dei referendum, bensì una battaglia per la legalità:

Ogni tipo di attività deve essere conforme alla legge italiana, alla costituzione e alla normativa europea.

Dei 61 titoli scaduti 16 riguardano trivellazioni in mare, di cui 9 entro le 12 miglia dalla costa; 45 coinvolgono attività sulla terraferma. Per 3 delle concessioni scadute non sono state presentate richieste di proroga. Per altre 15 sono state presentate istanze ritenute inammissibili dagli ambientalisti, a seguito dell’entrata in vigore del titolo concessorio unico.

Per altre 43 concessioni le compagnie oil&gas si sono appellate a un decreto approvato dal Governo Monti nel 2012, che consente di proseguire le estrazioni fino a quando il Ministero competente non si pronunci. Un decreto ritenuto incostituzionale dagli ambientalisti, perché non può essere impugnato davanti al TAR. Il Ministero dello Sviluppo Economico in tutti i casi citati tace.

Il Comitato No Triv minaccia di ricorrere al TAR del Lazio e alla Corte Costituzionale se il MiSE non dichiarerà le concessioni scadute come decadute. Il Ministero dello Sviluppo Economico dovrà invitare i concessionari a chiudere i pozzi e a ripristinare i siti. Enrico Gagliano del Coordinamento Nazionale No Triv ha colto l’occasione per lanciare l’allarme sulle numerose irregolarità presenti nel sistema delle concessioni:

Occorre verificare con massima sollecitudine ed urgenza lo stato di salute dei sistemi di controllo tecnico, legale-amministrativo ed ambientale delle concessioni. Ci sono troppe opacità. Il sistema normativo è assolutamente insoddisfacente, pensato per interventi alla bisogna e questo apre spesso a soluzioni schizofreniche.

Il deputato di AL-Possibile Marco Baldassarre ha depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere al MiSE di fare luce sulle numerose zone d’ombra. Un primo banco di prova complesso per il neoministro Calenda.

12 maggio 2016
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