Il referendum anti-trivelle è ormai alle porte. Il 17 aprile 2016 gli italiani saranno chiamati a votare per esprimere la loro volontà in merito alla normativa che regola la durata delle concessioni per le trivellazioni di idrocarburi nei mari italiani (entro le 12 miglia dalla costa).

Il voto del 17 aprile 2016 sul referendum anti-trivelle è subordinato al raggiungimento del quorum, il numero minimo di votanti affinché la consultazione abbia valore legale (fissato al 50% + 1 degli aventi diritto). Nell’ambito della propria campagna a sostegno de quesito referendario, Legambiente ha diffuso in queste ore un comunicato riguardante una possibile soluzione alternativa al gas estratto con le trivellazioni: il biometano. A sottolineare le maggiori potenzialità di tale risorsa è Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente:

Il vero grande giacimento italiano da sfruttare non è sotto i nostri mari, ma nei territori, e nella valorizzazione del biogas e del biometano prodotti da discariche e scarti agricoli.

Una soluzione che verrebbe tuttavia ostacolata dal Governo, prosegue Zanchini, mediante scelte energetiche a sostegno delle fonti fossili:

I numeri sono chiarissimi già oggi si produce elettricità in Italia con impianti a biogas che garantiscono il 7% dei consumi. Il potenziale per il biometano in Italia, ottenuto come upgrading del biogas e che può essere immesso nella rete Snam per sostituire nei diversi usi il gas tradizionale, è però di oltre 8miliardi di metri cubi. Ossia il 13% del fabbisogno nazionale e oltre quattro volte la quantità di gas estratta nelle piattaforme entro le 12 miglia oggetto del referendum. Il problema è che questi interventi sono bloccati proprio dalle scelte del Governo.

Zanchini sottolinea poi come vi sia un regime di assoluto favore per quanto riguarda le trivellazioni in Italia e le “royalties” a carico delle compagnie estrattive. Secondo Legambiente sono 20 su 26 le concessioni entro le 12 miglia cedute a titolo pressoché gratuito, ovvero che non portano al pagamento di alcun importo in quanto “l’estrazione non prevede il pagamento di royalties al di sotto di una certa quantità”.

Secondo l’associazione tale meccanismo cede di fatto la proprietà di tali giacimenti alle stesse compagnie energetiche, espropriandolo ai legittimi proprietari: i cittadini italiani. Una ragione in più per recarsi alle urne e sostenere le rinnovabili contro l’inutile trivellazione dei mari d’Italia secondo Edoardo Zanchini, che conclude:

Altro che referendum inutile. In Italia è in corso un vero e proprio conflitto tra interessi. Fino ad oggi il Governo Renzi, con lo Sblocca Italia e le scelte contro le rinnovabili, è stato dalla parte dei grandi gruppi energetici che controllano petrolio e gas.

Il 17 aprile si vota anche per dare un segnale chiaro al Governo, perché l’interesse dei cittadini italiani è quello di cambiare questa realtà fatta di rendite e privilegi e di puntare sulle fonti rinnovabili per creare lavoro in Italia, opportunità per i territori e fermare davvero i cambiamenti climatici.

30 marzo 2016
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