Applicare il principio di precauzione comunitario ai possibili danni causati dalle trivelle. Questa la richiesta di Greenpeace, in azione con i suoi attivisti sulla piattaforma Agostino B (al largo di Marina di Ravenna), che ha presentato nelle scorse ore un esposto in 30 Procure della Repubblica, affinché vengano valutate le reali concentrazioni di sostanze tossiche e metalli pesanti nelle acque intorno alle piattaforme di trivellazione.

L’azione spettacolare realizzata dagli attivisti di Greenpeace ha voluto sottolineare nuovamente, dopo l’uscita del rapporto “Trivelle Fuorilegge“, la possibile pericolosità per l’ambiente e la vita marina derivata dagli impianti di trivellazione presenti nei mari italiani. Lo ha fatto con due striscioni a sostegno del referendum anti-trivelle del 17 aprile 2016, per un totale di circa 250 metri quadrati, con su scritto “Stop trivelle” e “17 aprile vota Sì”.

Tre le circostanze “particolarmente gravi” che hanno portato l’associazione alla presentazione dell’esposto. Secondo quanto riporta Greenpeace il primo punto in esame è il desiderio di far luce sulla mancanza di dati relativi a ben 101 piattaforme presenti nei mari italiani, le cui analisi (fornite da Eni al Ministero dello Sviluppo Economico) non risultano tra quelle fornite dal Ministero dell’Ambiente in risposta all’istanza pubblica di accesso agli atti.

L’analisi che Greenpeace ha potuto realizzare in base ai dati ottenuti ha portato l’associazione a concludere che sono spesso “fuori legge” le concentrazioni di sostanze inquinanti nelle aree marine intorno alle piattaforme. Terzo punto la mancanza di dati istituzionali riguardanti la “salubrità delle cozze raccolte presso le piattaforme offshore e vendute come alimento”.

Secondo quanto rivelato da Greenpeace, dopo aver analizzato i dati ISPRA/Eni disponibili, nei tessuti di tali mitili sono state rinvenute concentrazioni “preoccupanti” di metalli pesanti e idrocarburi.

Nello specifico la produzione della piattaforma Agostino B, sulla quale si è svolta l’azione di oggi, secondo quanto riportato da Greenpeace produce un quindicesimo di quanto produceva nel 1980. Malgrado ciò vi sarebbero preoccupanti concentrazioni (superiori ai valori di Standard di Qualità Ambientale – DM 56/2009) di metalli pesanti e idrocarburi nei sedimenti che la circondano per 11 inquinanti nel 2011 e ben 12 nel 2012 e nel 2013. Secondo quanto ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace:

Le circa 90 piattaforme interessate dal quesito referendario sono strutture vecchie e improduttive, che versano spiccioli nelle casse pubbliche, impiegano pochissimi lavoratori – 70 stando al ministro Galletti – e che per contro spesso inquinano, e molto. Votando Sì al referendum del 17 aprile possiamo liberare il mare da queste vecchie carrette, senza alcun danno per il Paese.

30 marzo 2016
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I vostri commenti
Federico Mario, giovedì 31 marzo 2016 alle11:03 ha scritto: rispondi »

Il presidente del consiglio Renzi dice che il gas che viene estratto con le trivelle serve all'Italia,ma sappiamo tutti che è molto poco quello che viene estratto,non sarebbe meglio incentivare la ricerca sulle energie alternative?vedi:Solare,eolico Biogas,Turbine per la produzione di energia.!!!

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