Aggiornamento: Rinviata di 3 settimane la decisione della Conferenza dei Servizi sul progetto Ombrina Mare, come riportato dal Coordinamento Nazionale “No Triv”, che sulla propria pagina Facebook dichiara:

La Conferenza di servizi su Ombrina mare – come si auspicava – è stata rinviata di circa tre settimane. Decisiva la strategia messa in campo dai Comuni che hanno fatto valere il motivo del mancato deposito della documentazione da parte della società Rockhopper affinché potessero esprimere il proprio parere.

Le persone di fiducia individuate dalle amministrazioni locali interessate non hanno potuto partecipare alla riunione. La prossima volta, tuttavia, sarà consentito che ogni amministrazione convocata possa portare con sé una persona di fiducia. Inoltre, il Ministero dello sviluppo economico si è riservato di valutare la richiesta della Regione Abruzzo di sospensione del procedimento alla luce della legge regionale sul divieto delle 12 miglia (pubblicata oggi sul BURA: legge n. 29/2015).

Associazioni protestano contro il piano di trivellazione delle coste abruzzesi. Greenpeace e WWF tra i principali oppositori del progetto “Ombrina Mare 2″, che se approvato porterebbe alla costruzione di una piattaforma estrattiva ad appena 5 chilometri dal litorale chietino. La manifestazione si è svolta di fronte al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), al cui interno è stata programma per oggi la riunione della Conferenza dei Servizi, chiamata a fornire il proprio giudizio in merito all’iniziativa.

Il progetto Ombrina Mare 2 rappresenta una minaccia per l’ambiente e il mare abruzzese, sostengono le associazioni, che ricorda inoltre come lo stesso tratto di costa fosse stato in precedenza indicato come area per la creazione di un parco naturale. Stando a quanto ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia:

Se avessimo un governo minimamente capace di ascolto, oggi procederebbe con una moratoria sulle trivelle. Dieci Regioni hanno promosso un referendum sul tema, sul decreto Sblocca Italia pende un ricorso alla Corte Costituzionale, nelle zone interessate i cittadini dimostrano quasi quotidianamente la loro contrarietà a questi progetti, ma Renzi e il suo esecutivo non colgono, o fanno finta di non cogliere, questi chiari segnali. Bisognerebbe quanto meno arrestare questa insensata corsa alle poche gocce di petrolio presenti sotto i nostri fondali e rivedere la strategia energetica nazionale.

Un investimento sbagliato a sostegno di fonti inquinanti, quello volto a favorire le trivellazioni in Abruzzo. Contrario inoltre, secondo il WWF, a ciò che la logica vorrebbe fosse previsto per arginare il fenomeno dei cambiamenti climatici:

Uscire dai combustibili fossili deve essere l’obiettivo ineludibile dell’intera umanità: è la condizione per cercare di mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C e scongiurare gli scenari più catastrofici. Quello a cui assistiamo in Abruzzo come in altri tratti di costa italiani invece è un investimento in progetti inutili e pericolosi per l’ambiente e gli ecosistemi marini, per il turismo, per la pesca e per le popolazioni della costa.

14 ottobre 2015
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