Il Ministero dello Sviluppo Economico sta dettando la linea delle politiche energetiche nazionali spianando la strada ai colossi petroliferi e ignorando le esigenze degli altri settori. A sostenerlo in una nota sono il WWF, Legambiente e Greenpeace Italia. Le tre associazioni ambientaliste usano toni durissimi contro i tecnici del MISE definendoli “pasdaran pro-trivelle” e chiedendo al Governo Renzi di intervenire per ristabilire un equilibrio istituzionale.

Secondo gli ambientalisti l’operato del MISE sta sconfinando le sue funzioni. Per WWF, Legambiente e Greenpeace Italia si tratta di una grave “distorsione istituzionale”. Il MISE appoggia politiche energetiche sbilanciate a favore delle fonti fossili mentre la strategia energetica nazionale prevede un incremento delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica per limitare l’impatto del riscaldamento globale. Un impegno che il nostro Paese ha assunto anche a livello internazionale nel corso della COP21 di Parigi. Autorizzare nuove trivellazioni nei mari italiani non fa altro che allontanare l’Italia dai suoi obiettivi per il clima.

Gli ambientalisti ricordano inoltre al Governo Renzi che ben 10 Regioni hanno promosso referendum contro le trivellazioni petrolifere autorizzate con il decreto Sviluppo del 2012 e il decreto Sblocca Italia del 2014. La Corte Costituzionale ha però rimandato la Camera di Consiglio sui sei referendum proposti dalle Regioni.

Le associazioni si dicono perplesse e si chiedono come mai il MISE abbia sposato gli interessi dei petrolieri e di Assomineraria ignorando invece l’impatto devastante delle trivellazioni sulla pesca e sul turismo, due settori nevralgici per l’economia italiana. Per gli ambientalisti il MISE si è macchiato di 4 gravi peccati:

  • Definire strategiche le attività legate all’industria degli idrocarburi per semplificarne l’iter burocratico;
  • Appoggiare e agevolare tutte le richieste dei petrolieri a svantaggio degli altri settori;
  • Ostacolare la nascita di un organo di vigilanza indipendente sull’impatto delle trivellazioni;
  • Eliminare il piano delle aree per le trivellazioni per impedire che i nuovi progetti venissero sottoposti a una valutazione ambientale strategica come previsto dall’UE.

Gli ambientalisti lanciano l’ennesimo appello al Governo Renzi:

Chiediamo il rigetto definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa (a cominciare da Ombrina) e una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra.

14 gennaio 2016
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WWF
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