La ricchezza della biodiversità dell’Italia è dimostrata una volta di più dall’iscrizione di ieri di tre nuove riserve italiane tra le Riserve di Biosfera dell’UNESCO. Il Consiglio di coordinamento internazionale del programma MaB (Man and Biosphere) a Parigi ha approvato all’unanimità l’entrata del Delta del Po, delle Alpi di Ledro e Judiciaria e dell’Appennino Tosco-Emiliano dopo che le candidature erano state presentate all’UNESCO il 30 settembre 2014 e dopo un lungo iter negoziale che in alcuni momenti aveva fatto temere per un rifiuto alle prime due.

Ora sono 13 in tutto le riserve italiane iscritte, sulle 631 totali. Vincenza Lomonaco, ambasciatrice italiana presso l’UNESCO ha espresso la sua soddisfazione e il suo ringraziamento. Anche il ministro dell’Ambiente Galletti non ha nascosto il suo orgoglio:

L’UNESCO, iscrivendo 3 nuovi siti nella Lista delle eccellenze naturalistiche evidenzia la straordinaria biodiversità e ricchezza di paesaggi del nostro Paese e, al tempo stesso, riconosce la capacità delle comunità locali di saper trovare il giusto equilibrio fra uomo e natura, valorizzando l’insieme delle risorse umane, naturali, culturali, paesaggistiche e produttive presenti sul territorio.

Per l’UNESCO questi 3 siti naturalistici sono esempi emblematici di sviluppo sostenibile, sapendo offrire al mondo intero l’esemplarità di un percorso di crescita economica e turistica rispettosa dell’ecosistema e della biodiversità.

Vediamo nel dettaglio queste tre riserve:

  • Delta del Po – si trova tra il Veneto e l’Emilia-Romagna. Con una superficie di 140 mila ettari e 120 mila abitanti, comprende anche un Parco Regionale. È stato premiato dal Consiglio dell’UNESCO come “identità unica e patrimonio estremamente significativo di biodiversità”.
  • Alpi di Ledro e Judiciaria – un’area che si snoda tra Dolomiti, Lago di Ledro, Lago di Carera e Lago di Garda. Una superficie di 47.500 ettari con una popolazione di 15.800 abitanti per un territorio ricco di habitat, dove vengono portate avanti le colture tradizionali e dove l’agricoltura è ancora l’attività principale.
  • Appennino Tosco-Emiliano – compreso tra Toscana ed Emilia-Romagna si estende per più di 223 mila ettari e ha una popolazione di 1300 abitanti. L’UNESCO ha voluto sottolineare l’importanza che ha avuto qui lo sviluppo di un turismo enogastronomico, basato su prodotti locali tradizionali, nel contesto della tutela di aree protette di importanza nazionale.

Il messaggio è quindi appunto che sviluppo economico può e deve essere valorizzazione e non sfruttamento e che è possibile, anzi auspicabile che questo sviluppo segua e sia occasione di una maggiore attenzione alla tutela dell’ambiente con i suoi ecosistemi e la sua biodiversità.

10 giugno 2015
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