I pangolini – noti anche come Manis – sono molti simili ai formichieri, ma a differenza di questi possiedono una cute squamosa. La superficie che riveste questi mammiferi appare simile a una corazza, perché le scaglie di cheratina appaiono sovrapposte l’una all’altra. Questa particolare struttura protettiva, che lascia scoperti solo il ventre, l’interno delle zampe, il muso e le parti laterali del capo, permette ai pangolini di arrotolarsi a formare una palla. Una forma sferica che li protegge dai nemici, in particolare perché le scaglie risultano affilate e taglienti. Una leggera peluria è presente solo nelle parti non protette dalla corazza. I pangolini sono animali con un equilibrio fisico particolare: udito e vista scarsi sono compensati da un olfatto sviluppatissimo, mentre una coda molto lunga bilancia la presenza della pesante copertura.

Molto diffusi in Asia e Africa, sono provvisti di artigli utili a scavare e una lingua molto lunga, valida per recuperare formiche e insetti, ma non possiedono denti, quindi la fase di masticazione è svolta dallo stomaco stesso. Sono animaletti solitari che definiscono il loro territorio emettendo un acido dall’odore molto intenso, prodotto dalle ghiandole accanto all’ano marcando al contempo il territorio. La loro è un’origine misteriosa, infatti molti studiosi li associano spesso ai formichieri, però tipici dell’America meridionale. In base alle ricerche potrebbero essere un gruppo antichissimo derivato dai progenitori dei formichieri, che hanno subito evoluzioni differenti in base alla scissione dei continenti. Mentre secondo studi biologici sarebbero parenti stretti dei carnivori e, per questo, con una trasformazione più recente.

Pangolini e commercio

I pangolini sono a forte rischio estinzione per la modifica costante del loro habitat, ma anche e principalmente per il loro bracconaggio illegale. Secondo una statistica, negli ultimi dieci anni circa un milione di pangolini sono divenuti parte integrante di questo commercio, spesso rivolto al mercato cinese e vietnamita. Questi piccoli animali finiscono all’interno del contrabbando illegale per la loro carne e per le scaglie della loro corazza, utilizzate dalla medicina tradizionale come rimedio contro diverse malattie tra le quali reumatismi, eczemi, cancro e impotenza. Molto spesso il traffico passa attraverso il Myanmar (ex Birmania), in particolare tramite la città di Mong La molto vicina al confine con la Cina e gestita in modo anarchico.

Lo stesso Myanmar può contare sulla presenza di molti pangolini gravemente minacciati da questa caccia illegale. Il commercio è aumentato drammaticamente negli ultimi anni, con un’applicazione ridottissima delle leggi legate alla tutela di questi animali delicati. La presenza di controlli blandi, in particolare nelle zone di confine, agevole il trasporto irregolare. Non solo per quanto riguarda questi particolari mammiferi, ma molti esemplari autoctoni come elefanti, tigri, orsi, antilopi tibetane, leopardi nebulosi e molti altri. TRAFFIC, la ONG che monitora il commercio della fauna selvatica, da anni sottolinea l’urgenza di fermare questo genere di traffico pericoloso. Se non si pone un freno a questa pratica i pangolini potrebbero estinguersi molto velocemente.

26 febbraio 2016
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