Le norme europee sulla tracciabilità della carne bovina, dall’allevamento alla tavola passando per il macello e il trasporto, potrebbero cambiare a breve. Le regole attuali, abbastanza rigide ma poco uniformi nell’applicazione da Stato a Stato, furono introdotte nel 1997 per far fronte alla temuta epidemia di encefalopatia spongiforme, cioè la BSE meglio nota come “mucca pazza“.

Queste regole hanno funzionato, tanto è vero che oggi chi acquista la carne bovina è abbastanza sicuro che sia sana. Allo stesso modo il mercato della carne, crollato in pochi mesi quando i consumatori videro in televisione le vacche malate che non reggevano in piedi, si è ripreso fin troppo bene e oggi il consumo di carne (bovina e non solo) è in forte crescita con un notevole impatto sull’ambiente.

Con la normativa europea attuale l’allevatore è obbligato a utilizzare i marchi auricolari sui propri capi. Cioè quelle strane etichette gialle con il numero identificativo dell’animale che si applicano alle orecchie di vacche e vitelli da carne. Oltre all’etichettatura, poi, c’è oggi per gli allevatori l’oneroso compito di tenere i registri dei propri animali con tutti gli eventuali trasferimenti in modo che, se la carne ha un problema, si possa sapere in fretta da che animale viene e quale sia stata la sua storia.

La tecnologia, però, dal 1997 a oggi ha fatto passi da gigante e offre adesso soluzioni più efficienti per tracciare la vita e la morte degli animali. Il futuro potrebbe essere nei chip RFID a radiofrequenza. Sono dei minuscoli processori in grado di comunicare con un lettore a distanza, senza un collegamento fisico. Per capirne il funzionamento basti pensare ai microchip obbligatori per i cani domestici, che funzionano in maniera del tutto simile.

Applicare i chip RFID ai capi di bestiame potrebbe velocizzare di molto i controlli veterinari, facilitare lo scambio di informazioni in caso di animali che hanno cambiato molte volte allevamento e, in breve, permettere una tracciabilità più accurata senza gravare gli allevatori di ulteriori registri e incombenze.

Per gestire il sistema, però, servono attrezzature che costano e non sempre sono facili da utilizzare per chi non è avvezzo alla tecnologia. E molti allevatori non giovani spesso non lo sono. L’Europa, per questo, si avvia a introdurre la tracciabilità tramite RFID ma solo in forma volontaria, in modo da sperimentarne i vantaggi e gli eventuali problemi di gestione.

Ciò vuol dire che l’elettronica, almeno in un primo tempo, andrà ad affiancare i sistemi di tracciabilità già esistenti (come i marchi auricolari) e non a sostituirli. Questi cambiamenti sono attualmente in discussione a Bruxelles con la Proposta modificata di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1760/2000 per quanto riguarda l’identificazione elettronica dei bovini e che sopprime le disposizioni relative all’etichettatura facoltativa delle carni bovine. Suini, ovini e altri animali da reddito non sono quindi inclusi in questa sperimentazione.

10 aprile 2012
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