Al 12° posto della classifica del Time delle 50 migliori invenzioni dell’anno compare la proposta contenuta nella ricerca “Sharing Global CO2 Emissions Reductions Among One Billion High Emitters” che vede anche la partecipazione di Massimo Tavoni, senior researcher italiano della Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM) e del Centro Euro Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (Cmcc).

Si tratta di un lavoro, realizzato da un team dell’Università di Princeton e pubblicato sul numero della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, che prospetta un nuovo approccio al problema delle emissioni di CO2 e un nuovo metodo di calcolo basato sull’unità individuo, forse in grado di favorire il superamento dello stallo dei negoziati internazionali sul clima. I veti incrociati degli Stati rischiano infatti di compromettere la riuscita del prossimo summit di Copenhagen.

Secondo i ricercatori occorrerebbe introdurre un sistema di misurazione che tenga conto del fattore reddito perché metà delle emissioni climalteranti dipendono da meno di 1 miliardo di persone benestanti, i grandi emettitori, suddivisi tra paesi avanzati e in via di sviluppo.

Il criterio innovativo è pensare in termini di obiettivi o tetti individuali e non in base al conteggio per paesi o pro capite nella speranza che si possano responsabilizzare maggiormente non soltanto le nazioni più sviluppate ma anche la Cina balzata al primo posto per quantità di anidride carbonica emessa ogni anno.

Giova ricordare, da ultimo, che tra gli autori dello studio menzionato dal quotidiano Time troviamo i nomi di Stephen Pacala e Robert Socolow, due autorità nel campo ambientale.

18 novembre 2009
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