Torio radioattivo trovato nelle salme dei pastori di Quirra

Tracce di torio radioattivo nelle ossa di pastori che conducevano le greggi nei pressi del Poligono di Quirra, una base NATO di sperimentazione militare nella Sardegna sud orientale. L’area, particolarmente densa di strutture militari, è da tempo al centro di polemiche e inchieste giudiziarie per la presenza di un tasso insolitamente alto di forme tumorali, soprattutto tra i dipendenti della base. Ora il nuovo dato appare come un’ulteriore conferma della presenza nella zona sostanze molto pericolose per la salute umana, come ha denunciato la sezione regionale di Legambiente.

Basta tentennamenti, è urgente intervenire subito con la bonifica delle zone più contaminate e contemporaneamente stabilire una moratoria per le esercitazioni militari – ha dichiarato il presidente di Legambiente Sardegna Vincenzo Tiana – I risultati delle analisi sulle salme hanno confermato la gravità di una situazione che denunciamo da anni.

L’associazione, pertanto chiede di non rimandare le “necessarie decisioni” a ulteriori verifiche. L’intervento richiesto da Legambiente prevede non solo la messa in sicurezza della popolazione, ma anche una radicale bonifica ambientale, per ristabilire l’equilibrio dell’ecosistema gravemente compromesso dalla presenza delle sostanze inquinanti.

Ci auguriamo un rapido intervento da parte dei Ministeri dell’Ambiente e della Salute per la valutazione rigorosa, con le procedure della VIA, della VAS e della compatibilità paesaggistica, del danno ambientale e sanitario, – ha aggiunto il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.

Al di la del caso specifico di Quirra, poi, l’associazione ambientalista chiede al governo e alla Regione Sardegna di ridiscutere l’intero quadro delle servitù militari sul territorio sardo, per “garantire a questa terra uno sviluppo più sano e compatibile con la riconversione del territorio a usi civili”.

28 marzo 2012
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I vostri commenti
Sanyu, giovedì 29 marzo 2012 alle10:43 ha scritto: rispondi »

esistono tecnologie utili a trattare il problema, sia USA che Giappone, forse sarebbe il caso di importarle anche da noi

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