Dal prossimo aprile, i torinesi che si recheranno a fare la spesa non troveranno più i classici sacchetti di plastica ad accogliere la merce appena comprata: avranno a disposizione alternative decisamente più rispettose della natura.

Dal 2 aprile infatti, il capoluogo piemontese sarà pronto a mettere al bando i tradizionali sacchetti in polietilene per fare spazio ad altri involucri biodegradabili, nel pieno rispetto dell’ambiente e soprattutto con quasi un anno d’anticipo rispetto a quando il divieto entrerà in vigore su tutto il territorio nazionale.

La decisione dell’amministrazione locale torinese è avvenuta dopo il raggiungimento di un accordo con varie associazioni di categoria del commercio, che ha dato così il via libera alla “rivoluzione”, la quale avverrà tuttavia per gradi e in due fasi ben distinte.

Fin da subito si partirà incentivando i commercianti e i cittadini ad abolire l’utilizzo dei sacchetti di plastica pur senza alcun obbligo o divieto, puntando quindi ad un sostanziale cambiamento delle abitudini cercando di far capire i vantaggi, per l’ambiente e per se stessi, dell’utilizzo di materiali biodegradabili.

Quindi, dopo che il 31 marzo, si entrerà nella fase in cui i vecchi sacchetti saranno vietati, facendo quindi diventare irregolare e “non tollerato” il loro impiego e la loro distribuzione. In tal modo si spera che non si abbiano “strappi” che potrebbero mettere in difficoltà soprattutto i piccoli commercianti, per i quali potrebbe essere non del tutto agevole effettuare questo passaggio.

Non ancora stabilite le eventuali multe da applicare ai trasgressori nel momento in cui il divieto diventerà effettivo, tuttavia, dal Comune arrivano segnali di apertura, cercando di portare aventi le ragioni della necessità del cambiamento senza per questo adottare una linea particolarmente dura e repressiva.

Comunque sia, la scelta di Torino potrebbe essere emulata da altri comuni piemontesi nonché da altre amministrazioni del resto d’Italia, desiderose di mettersi al passo coi tempi nonostante la deroga chiesta dall’Italia all’Unione Europea, che ritarda di un anno la sostituzione su tutto il territorio.

A guadagnarne sarà così decisamente l’ambiente e, di riflesso, la popolazione, data la differenza sostanziale nei tempi di biodegradabilità tra un sacchetto in polietilene non correttamente smaltito, per cui sono necessari ben 400 anni per una completa distruzione, e uno dei nuovi sacchetti, completamente biodegradabile in appena sei mesi dopo la costruzione.

26 novembre 2009
I vostri commenti
loziorso dot com, venerdì 27 novembre 2009 alle10:32 ha scritto: rispondi »

se si distruggono dopo 6 mesi è un dramma a me in magazzino le giacenze dei sacchetti hanno un turn-over di circa 3 anni quindi dovro fare come i pescivendoli e i verdurai con le merci deperibili dovro mettere i sacchetti in frigo perche non marciscano 6 mesi è troppo poco dovrebbero durare almeno 5 anni T_T

nadia, giovedì 26 novembre 2009 alle18:30 ha scritto: rispondi »

dovrebbero essere presi altri provvedimenti come questi per la tutela dell'ambiente. nella mia zona solo la coop usa buste biodegradabili, contenitori di questo tipo dovrebbero sostituire gli involucri di vari prodotti. saluti da nadia

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