Tonno in scatola sostenibile: intervista a Vito Gulli, presidente di Asdomar

Ogni anno in Italia si consumano circa 140 mila tonnellate di tonno in scatola. Ma non tutte le scatolette contengono tonno pescato con metodi sostenibili, anzi. Greenpeace realizza da tre anni una classifica che ha aiutato i consumatori a capire quali sono le marche che realmente prestano attenzione alla sostenibilità del tonno che mangiamo. Al primo posto figura Asdomar, marchio della Generale Conserve dell’imprenditore Vito Gulli. Proprio a Gulli, incontrato in occasione del premio Vincenzo Dona, svoltosi la scorsa settimana a Roma, abbiamo avuto occasione di porre alcune domande per chiarire alcuni aspetti della sua azienda e le motivazioni della sua scelta “sostenibile” che lo ha reso agli occhi di molti un imprenditore illuminato.

Ci può spiegare come è nata l’idea di un’azienda che coniuga il profitto alla sostenibilità e all’attenzione alle materie prime?

Sarei stupido a non considerare questi aspetti ed è stupido chi non lo fa. Come si fa a non pensare alle cose fondamentali per un’impresa: la materia prima e i consumatori. Per preservare queste due cose bisogna fare tutto quello che è seriamente necessario fare per la materia prima, nel mio caso il tonno, e tutto quello che posso fare per l’altra mia “materia prima” cioè il consumatore. Ed è per questo che do lavoro in Italia, ed è per questo che compriamo del tonno vero e non dei semilavorati. Noi compriamo solo tonno grande, maturo, non tonnetti, e adottiamo solo metodi di pesca sostenibili, comprando tonno soltanto da oceani che non siano sovrasfruttati. Se tutti facessero così i pescatori non prenderebbero tonni giovani e piccoli. Il piccolo costa molto meno e i costi della pesca con il FAD (ndr. Fish aggregating devices associati alla pesca con reti a circuizione) sono di molto minori rispetto alla pesca a canna. Il FAD non fa altro che trasformare il pescatore da cacciatore a raccoglitore. La natura ha inventato i mari e la caccia e la pesca, con il FAD si uccide una specie. Una specie, quella del tonno, che se lasciata crescere potrebbe addirittura sfamare il mondo.

Esistono delle leggi che possano obbligare i produttori a utilizzare solo tonno di grossa taglia?

Le leggi sulla taglia del tonno sono arcaiche e credo esistano solo per il tonno rosso. Sono leggi fatte 50 anni fa quando c’era ancora la coscienza del pescatore. Il pescatore sapeva che uccidendo i tonni giovani si impoveriva la specie, non era neppure necessario imporre la legge, sapeva benissimo qual era il suo interesse. Con la globalizzazione è tutto cambiato in peggio, non ci si fanno più scrupoli in nome della convenienza economica.

Parliamo di etichettatura delle scatolette, che cosa si può fare per migliorare l’unico strumento efficace per i consumatori?

Tocca il tasto più vitale, se non c’è l’etichetta che cosa può aiutare il consumatore? Leggi ce ne sono, e in continuazione sono fatte e rifatte, quasi sempre migliorate, ma mai fino in fondo efficaci. Adesso nel nostro settore c’è una diatriba in corso proprio sulle etichettature. Una delle poche che sono state obbligate dalla nuova legge è la dimensione dell’altezza del carattere. Nel nostro vaso di vetro di filetti di tonno appendiamo “un libro”, appendiamo con un elastico un folderino dove scriviamo tante cose sul prodotto compresa la zona FAO di pesca, anche se per il tonno che è un animale biologicamente errante è molto complesso offrire una sorta di “carta d’identità”.

In un periodo storico in cui molte aziende delocalizzano in altri paesi, Asdomar ha deciso di puntare su stabilimenti di produzione in Italia, a Olbia. Perché?

Una cosa a cui tengo tantissimo è l’italianità, ritengo che consumare italiano sarà la soluzione alla nostra crisi. Il mio obiettivo è dare lavoro nel nostro paese, perché voglio che i consumatori abbiano soldi per comprare il mio tonno. Poi se come italiano posso fare qualcosa affinché i miei figli abbiano la fortuna di vivere in un paese così bello come ho avuto io sono contento. Un imprenditore che opera in Italia deve fare il bene del proprio paese.

25 novembre 2013
I vostri commenti
Mario Valente, domenica 29 giugno 2014 alle21:59 ha scritto: rispondi »

Le considerazioni deontologiche e gli obiettivi dell'industriale Vito Gulli dovrebbero essere punto di riferimento per tutti gli imprenditori italiani e non solo per chi tra loro si dedica alla produzione di beni alimentari.

A.M Sassone, sabato 28 giugno 2014 alle21:19 ha scritto: rispondi »

se tutti gli imprenditori pensassero come Vito Gulli!

Lascia un commento