Tonno in scatola: nessuna trasparenza nelle etichette secondo Greenpeace

Il tonno è un alimento estremamente comune sulle nostre tavole. La versione “in scatola”, soprattutto, permette a molti di noi di preparare rapidamente piatti completi e gustosi, nonostante magari un frigo desolatamente vuoto.

Eppure, non tutti i “tonni” sono uguali. Molte associazioni ambientaliste si battono da tempo perché vengano premiati e diffusi solo i prodotti di industrie ittiche ecologicamente sostenibili. È, infatti, vitale per la salvaguardia della biodiversità marina che certe forme di pesca vengano evitate, nonché che si risparmino certe specie di tonno, fortemente minacciate di estinzione.

Tra le associazioni più attive sull’argomento abbiamo Greenpeace, che già qualche anno fa aveva lanciato la campagna, Tonno in trappola, scontrandosi però con l’indifferenza dell’industria di settore e delle istituzioni. Durissimo il commento della responsabile italiana della campagna Mare, Giorgia Monti:

Sono trascorsi due anni dal lancio della campagna “Tonno in trappola” e la situazione non è migliorata. Se alcune aziende hanno aggiunto delle informazioni in più sulle etichette, la maggior parte dei prodotti non offre garanzie né sul tipo di tonno che portiamo in tavola, né sulla sostenibilità dei metodi con cui è stato pescato. Tutto fa pensare che le aziende produttrici stiano cercando di nascondere qualcosa.

Si tratta, come detto, di un argomento estremamente delicato. Intanto, alcune forme di pesca mettono a rischio anche specie diverse, come la Tartaruga Caretta Caretta. Troppo spesso, poi, a essere pescate sono le specie di tonno a maggior rischio di estinzioni, come la celebre varietà pinne gialle. Il comunicato odierno di Greenpeace non lascia in questo senso adito a dubbi:

Eccessiva, indiscriminata e troppo spesso illegale, la pesca del tonno minaccia l’intero ecosistema marino. Cinque delle otto specie di tonno di interesse commerciale sono a rischio, compreso il tonno pinna gialla, il più consumato in Italia. Spesso nelle scatolette finisce tonno pescato con metodi distruttivi, come i palamiti e le reti a circuizione con “sistemi di aggregazione per pesci” (FAD), che causano ogni anno la morte di migliaia di esemplari giovani di tonno, squali, mante e tartarughe marine.

E proprio per far esplodere anche nel nostro Paese una giusta indignazione, Greenpeace ha deciso di diffondere sia una galleria di immagini, sia un video shock incentrato sui succitati FAD.

In Italia, ben pochi marchi presentano prodotti che informano i clienti sul tipo di tonno pescato e sul come venga pescato. Tra i marchi meno limpidi, soprattutto: MareAperto STAR, Maruzzella, Consorcio e Nostromo.

Sotto attacco anche Riomare e Mareblu:

Riomare non specifica mai area e metodo di pesca: vuole nascondere che userà metodi di pesca sostenibili solo nel 45 per cento dei suoi prodotti? Mareblu non dice come viene pescato il proprio tonno: forse non vuol far sapere ai consumatori italiani che si è impegnata per una pesca sostenibile senza FAD solo sul mercato inglese?

Il comunicato di Greenpeace si conclude con l’auspicio di una soluzione all’Inglese: massima trasparenza e tracciabilità per i prodotto “tonno”. e a noi, ricordando le difficoltà in cui vessano i nostri mari a causa di uno sfruttamento intensivo, non sembrano affatto richieste eccessive.

17 novembre 2011
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