La vita della tigre siberiana è sempre sotto la minaccia costante dell’estinzione, dalla caccia al bracconaggio, alla distruzione delle zone verdi e agli spazi naturali. Ma ora un nuovo allarme mette in ansia gli studiosi: il virus del cimurro canino colpirebbe questi maestosi felini. Nonostante fossero immuni dal contagio, che solitamente attacca altre specie come il cane, da circa 10 anni è stata evidenziata una continua moria di questi animali.

Nonostante il virus colpisca prevalentemente i cani e altre specie, da tempo l’infezione ha preso d’assedio anche i grandi felini favorendone una lenta moria. Le analisi genetiche, effettuate su alcuni campioni prelevati da tigri ormai decedute, han confermato il timore degli studiosi. Questo ha contribuito a ridurre il numero degli animali in vita sottolineando come il virus produca polmonite ed encefalite.

Sono stati individuati due focolai nel corso degli anni, nel 1988 e nel 2000, entrambi responsabili della morte di moltissime foche nel lago Baikal e nel Mar Caspio. Ma il contagio non si è fermato ed ha attraversato l’Africa uccidendo un numero imprecisato di sciacalli, volpi e cani. Nel 1994 la prima grande moria di leoni africani residenti all’interno del parco nazionale di Serengeti in Tanzania, ma anche un primo vero caso di infezione felina da cimurro.

I decessi si sono moltiplicati colpendo nel tempo anche moltissime iene, volpi, leopardi, ghepardi fino alle tigri. Una diffusione che salta di specie in specie, mutando in base alla cellula ospite. La diffusione del virus è lenta e costante, ma sono in preparazione i vaccini da iniettare o da ingerire. La realizzazione appare più lenta e macchinosa, oltre che dispendiosa, ma gli studiosi vorrebbero replicare i successi avvenuti in Svizzera e Germania, dove il vaccino veniva fissato a delle esche quindi ingerito dagli animali senza rendere la situazione troppo invasiva.

23 ottobre 2013
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Fonte:
BBC
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