Per assicurare la conservazione delle tigri in futuro, servirà ridurre l’ingente domanda in Cina, il primo mercato ad alimentare il bracconaggio. È quanto è emerso da una conferenza fra esperti di animali in via d’estinzione a Katmandu, nell’ambito della definizione di nuove strategie per contenere il commercio illegale.

Sebbene negli ultimi tempi si assista a una crescita di esemplari in India, grazie anche a progetti integrati di ripopolamento, la situazione delle tigri asiatiche rimarrebbe rischiosa. Non solo la mancanza di habitat adeguati, ma a influire pesantemente sul numero di esemplari in libertà vi sarebbe il commercio illecito in Cina, dove i grandi felini vengono impiegati nella medicina tradizionale oppure come trofei per i ceti elevati.

Michael Baltzer, leader della Tigers Alive Initiative del WWF, spiega come l’ultima tendenza fra i ceti benestanti cinesi sia il possesso di parti di tigre, si tratti di teste imbalsamate, di pelli da sfoggiare come tappeti oppure di code e zanne. Una domanda che stimolerebbe il bracconaggio, con un collegamento diretto tra caccia e traffico illecito, così come ricorda Debbie Banks, a capo della Tiger Campaign per la britannica Environmental Investigation Agency. Questa ipotesi troverebbe conferma anche dai dati raccolti sul campo dagli inizi degli anni 2000, come sottolinea James Compton della rete di monitoraggio TRAFFIC, con oltre 100 esemplari uccisi ogni anno per alimentare il mercato del lusso cinese. Un dato che rischia di essere oltretutto sottostimato, poiché si basa sui felini intercettati e sequestrati dagli organi di polizia, non sui capi effettivamente commercializzati.

Sono 13 le nazioni e molteplici i gruppi e le associazioni di conversazione che hanno deciso di partecipare all’incontro in Nepal, per la definizione di nuove strategie per salvare le tigri asiatiche dal rischio d’estinzione. E proprio il Nepal non è stato scelto a caso: insieme all’India, è una delle nazioni orientali che ha messo in atto specifiche strategie per contenere la diminuzione dei felini e avviato programmi di ripopolamento. Nel 2013 si sono registrate in quest’area 198 tigri, con un aumento del 64% degli esemplari negli ultimi 5 anni. Simili risultati anche nella vicina e già citata India, dove i felini in libertà sono cresciuti di un terzo in quattro anni, arrivando ai 2.226 attuali. Tra i progetti vincenti, non solo delle normative più stringenti e un controllo serrato delle frontiere, ma anche il coinvolgimento delle comunità locali, con piani di incentivazione per la segnalazione della caccia di frodo.

3 febbraio 2015
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