L’intelligenza emotiva è un argomento di sempre maggior interesse, siano in ambito sociale che più strettamente in quello socio-lavorativo. Si tratta di una particolare forma di comprensione che si orienta non sull’analisi logica degli elementi a disposizione o su calcoli empiricamente riproducibili. A essere oggetto di questa capacità sono le relazioni personali, le emozioni e la loro decodifica.

In particolare la definizione di intelligenza emotiva equivale alla “capacità di comprendere, decodificare e gestire le emozioni”. Chi ne è maggiormente dotato si trova più a suo agio nell’interazione con gli altri ed è più capace nel gestire le proprie emozioni, dimostrandosi solitamente più equilibrato e disponibile al lavoro in gruppo.

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Proprio per questo la ricerca di persone dotate di intelligenza emotiva ha assunto un ruolo particolare nel settore delle risorse umane. Espressione di questa particolare tipologia di intelligenza è il QE o quoziente emotivo, misurabile attraverso dei test composti da alcune semplici domande.

Come si misura

La misurazione del proprio QE è possibile ricorrendo a diversi test, disponibili su formato cartaceo oppure online. Si tratta solitamente di una serie di domande che puntano a valutare quella che è la risposta emotiva del soggetto, ponendolo di fronte a diversi stimoli o situazioni e annotandone il tipo di reazione manifestata.

In alcuni casi la valutazione avverrà rispondendo a domande con risposte standardizzate, ripetitive nei vari quesiti e che indagano perlopiù sulla frequenza con cui si manifesta una particolare reazione. Altri test propongono al contrario possibilità di risposta diversificate, adattate alla specifica domanda. In entrambi i casi per ciascuna affermazione si riceverà un punteggio, che sommato con gli altri concorrerà (tramite semplice somma o attraverso una tabella di conversione) alla definizione del proprio quoziente emotivo.

Come si sviluppa

Sono 5 secondo Goleman gli aspetti riguardanti l’intelligenza emotiva che possono essere in qualche modo “allenati” e si tratta di: Consapevolezza, Autocontrollo, Movitazione, Empatia e Abilità Sociali. A ciascuno di essi corrispondono particolari specifiche legate alle emozioni e al comportamento sociale e personale.

Si comincia dalla Consapevolezza, ovvero la capacità di decodificare se stessi. La “palestra” in questo caso è rappresentata da alcune domande specifiche ovvero: “Quante emozioni differenti ho provato nelle ultime 24 ore?” e le seguenti “Una ha prevalso per intensità sulle altre?” e “A quale intensità in una scala che va 0 a 10?”. Seguono poi altri interrogativi quali “Quanto sono durati gli stati d’animo legati alle varie emozioni?”, “Quanto facilmente ho saputo identificare le varie emozioni?” e “Qual è stato l’evento chiave che le ha scatenate?”.

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Il passaggio seguente è il miglioramento della propria risposta emotiva nei confronti degli altri e dei vari stimoli esterni a cui giornalmente si è sottoposti. Un buono strumento è in questo caso la meditazione, soprattutto se accompagnata da esercizi di respirazione (con frequenza ridotta fino a 5-6 respiri al minuto).

Lavorare sulla motivazione è possibile concentrandosi sugli obiettivi da raggiungere al fine di evidenziarne i punti chiave e le possibili soluzioni che consentano di migliorarsi in vita del loro raggiungimento.

Se si vuole allenare l’empatia è invece possibile concentrarsi sulle espressioni del corpo altrui cercando di andare oltre quelle che sono le reazioni superficiali o verbali. In questo caso si può optare per l’osservazione attenta di due interlocutori di cui non si può udire le voci. Niente di meglio di una buona conversazione per stimolare le proprie abilità sociali, purché ci si focalizzi sulla comunicazione dell’altro/a sia dal punto di vista verbale che non verbale.

31 agosto 2017
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