È finalmente entrato ieri in vigore il divieto di vendita di cosmetici testati sugli animali all’interno del territorio dell’Unione Europea. La grande conquista animalista, si cui già qualche settimana fa si era data notizia, apre un mondo di infinite possibilità per rendere l’industria della cosmesi e della bellezza amica degli animali. Rimane un po’ di rammarico, tuttavia, nel sottolineare come una simile direttiva sarebbe dovuta entrare in vigore alla fine degli anni ’90, poi continuamente rinviata date le pressioni delle lobby di mercato.

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Dopo una gestazione di ben 15 anni, il nuovo regolamento UE 1223/2009 impone il divieto assoluto di introduzione e commercializzazione di prodotti cosmetici testati sugli animali, valido per tutti i 27 membri (28 con l’imminente entrata della Croazia) dell’Unione. Questo significa cha shampoo, trucchi, rossetti, creme per il corpo non potranno essere più sperimentate su cavie, conigli, cani, scimmie per capirne eventuali effetti avversi sulla pelle o dall’assorbimento, ma dovranno invece essere soggetti a controlli che esulino lo sfruttamento di essere viventi. La normativa si applica sui nuovi prodotti, mentre quelli già immessi in passato sul mercato rimarranno in circolazione. La motivazione è semplice: non si può ovviamente smantellare un settore già avviato e, ovviamente, a sperimentazione già conclusa non si può agire in modo retro-attivo. Il consumatore che volesse comunque evitarne l’acquisto potrà scegliere le proposte con l’evidente bollino “cruelty-free”.

L’entrata in vigore del divieto ha rischiato l’ennesimo rinvio nonostante l’imminente fine dei termini previsti. Qualche settimana fa le lobby avevano richiesto un nuovo prolungamento alla sperimentazione, rigettato però grazie anche alla campagna di associazioni come Cruelty Free International, LAV, Humane Society e molte altre ancora. I gruppi animalisti hanno dimostrato come esistano ben 40 metodologie alternative consolidate per i test dei ritrovati di cosmetici, spesso più efficaci della stessa somministrazione animale. Così l’industria non ha avuto più scusanti e lo stop è stato confermato.

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Vinta questa battaglia, gli animalisti puntano ora al blocco totale della vivisezione. Con una petizione internazionale chiamata Stop Vivisection, i gruppi di pressione chiedono che venga abolito l’obbligo di sperimentazione sancito dalla normativa 2010/63/UE, che impone test animali per sostanze e metodi direttamente collegati alla salute dell’uomo, come farmaci e procedure di cura.

Foto: Attractive Woman’s Face | Shutterstock

12 marzo 2013
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