Test cosmetici sugli animali: presto il divieto USA

Anche gli Stati Uniti, così come Europa e Israele, stanno pensando di rendere illegali i test cosmetici sugli animali. Una nuova proposta al Congresso, la H.R. 4148 avanzata dal politico Jim Moran, porrà infatti la questione davanti alle massime cariche legislative della nazione. E le possibilità che venga emesso un vero e proprio divieto sono tutt’altro che remote.

Chiamata anche “Humane Cosmetics Act”, la proposta di legge spera di “rendere illegale per chiunque condurre test animali cosmetici negli Stati Uniti”. Non è però tutto, perché la legge ha anche come obiettivo quello di “proibire la vendita, l’offerta, il trasporto e il commercio di qualsiasi prodotto finale, o qualsiasi componente, sviluppato e prodotto a partire da test sugli animali”.

L’elaborazione di questa disegno ha visto Moran lavorare a fianco a fianco con Humane Society, una delle più famose associazioni per la salvaguardia degli animali a livello mondiale, e ha visto il supporto di numerose case di produzione di trucchi e creme per il corpo, tra cui LUSH, Jack Black, Biao Skincare, Aubrey Organics e molte altre. Così spiega Wayne Pacelle, presidente di Humane Society:

Gli americani meritano di aver accesso a prodotti sicuri ed etici, non vi è più alcuna esigenza di testare i cosmetici sugli animali. Ringraziamo il membro del Congresso Moran per la sua guida in questa legislazione, che allineerà gli Stati Uniti con il resto del trend globale sui test cosmetici. Abbiamo oggi potenti e affidabili alternative disponibili ed è tempo di abbracciare queste tecnologie, di smettere di ferire animali per ragioni non necessarie.

Il ban sui test cosmetici sugli animali è già entrato in vigore in Israele, in Europa e recentemente in India, a cui si aggiunge il distretto di San Paolo in Brasile. Il resto della nazione sudamericana, invece, deciderà il prossimo mese. E anche la Cina, non sempre avanzata in fatto di diritti degli animali, ha promesso di ridurne drasticamente il ricorso entro giugno 2014. Rimane ora da capire come reagiranno i gruppi di pressione delle grandi realtà industriali che, come già successo in Europa, spingeranno forse per una proroga ai divieti. L’appuntamento è nelle prossime settimane, per capire quale sarà la decisione del Congresso.

7 marzo 2014
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