Non è finita. Altre scosse di terremoto potrebbero verificarsi nei prossimi giorni nelle aree colpita dal sisma del 29 e da quello del 20 maggio. A lanciare l’allarme è stato il capo della Protezione civile Franco Gabrielli, secondo il quale l’episodio di ieri non è stato un fenomeno di assestamento dopo l’evento sismico precedente, ma un nuovo terremoto indipendente.

I sismologi, in effetti, sembrano tutti concordi nel dire che i sismi che hanno devastato l’Emilia Romagna sono stati generati da due faglie distinte. È probabile che il primo terremoto del 20 maggio abbia in qualche modo “caricato” la seconda faglia, con i drammatici effetti di cui ancora si contano le vittime

Non è una novità – spiega Gianluca Valensise, dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia – È già successo altre volte in Italia, per esempio nel terremoto di Colfiorito-Assisi: ci furono due scosse forti a dodici ore di distanza l’una dall’altra e poi ce ne fu un’altra venti giorni dopo.

Anche in quel caso, dunque, si è trattato due terremoti generati da due faglie diverse, e non di una scossa di assestamento seguita al primo evento sismico. Una differenza importante, soprattutto perché potrebbe preludere a nuovi movimenti della crosta terrestre.

Per Valensise:

Ci saranno sicuramente altre scosse, bando alle prudenze, bisogna essere pronti a ogni evenienza, a Ferrara nel 1570 ci fu una sequenza sismica che durò quattro anni.

Una pessima notizia per la popolazione colpita, alle prese con le scosse di terremoto più forti registrate in Emilia Romagna negli ultimi cinque secoli, tanto che la zona interessata era considerata a basso rischio sismico. Ma come si spiega un fenomeno così improvviso e di tale portata?

La penisola italiana si sta riorganizzando dal punto di vista geologico – spiega Giovanni Gregori, geofisico del CNR – L’Italia è come una sbarra rettangolare compressa dall’Africa, nel giro di qualche decina di milioni di anni verrà schiacciata alla penisola balcanica.

Per questo, aggiunge l’esperto, ci sono diversi punti di attrito da cui periodicamente viene rilasciata l’energia accumulata. Le zone con maggiore sismicità sono quattro, tutte tristemente note per i gravi terremoti degli ultimi decenni: l’Irpinia, l’Aquilano, l’Umbria e il Friuli.

Sempre secondo Gregori:

Paradossalmente c’è da augurarsi le scosse siano numerose, perché maggiore è il loro numero e inferiore è la quantità di energia che si accumula, e dunque l’intensità delle scosse stesse.

30 maggio 2012
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