Il terremoto di magnitudo 5.9 che ha colpito l’Emilia Romagna e una vasta zona del Nord Italia alle 4.03 di domenica 20 maggio è collegabile con un altro sisma, altrettanto violento, avvenuto nel XVI secolo. A spiegarlo sono gli studiosi che stanno monitorando in queste ore la difficile situazione emiliana tentando al tempo stesso di spiegare la natura dello sciame sismico che ancora persiste nell’area colpita mettendo terrore tra la gente.

In base ad alcune testimonianza storiche, infatti, a provocare il terremoto delle scorse ore è stata una parte di Appennino nascosta sotto la Pianura Padana, la stessa che già nel 1570 causò, sempre nella stessa zona, un forte terremoto che gli esperti classificano con un’intensità dell’ottavo grado della scala Mercalli, nonché, andando sempre a ritroso nel tempo, un terzo evento sismico, stavolta verificatosi nel 1639 nei pressi di Finale Emilia.

Alcune conferme del terremoto del 1570 sono rinvenibili ancora oggi nella deformazione di alcuni muri di diversi edifici del centro storico di Ferrara, indizi che confermano il legame tra quei vecchi eventi naturali e quello odierno. A provocare i terremoti, allora come adesso, è stata l’estremità settentrionale dell’Appennino, che prosegue i suoi lenti ma incessanti movimenti verso nord-est. Spiega infatti il sismologo Alessandro Amato:

Non è raro che due terremoti di questa intensità avvengano a distanza di 500 anni. A generarli è il movimento dell’Appennino, che migra verso Nord-Est. È come se, spingendo il bordo di un tappeto, si creassero delle piccole onde.

Il movimento della crosta sottostante causa quindi un sollevamento nella zona del Ferrarese (lo stesso principio che porta, nel corso dei millenni, alla nascita di nuove montagne), dando come conseguenza quella che i sismologi chiamano “arco di Ferrara” e che ha tra i suoi effetti più tangibili il fitto sciame sismico susseguito alla forte scossa delle 4.03, compresa quella di magnitudo 5.1 registrata alle 15.18 del 20 maggio.

Gli studiosi si aspettano tuttavia un calo dell’intensità nelle prossime ore, sebbene non è possibile escludere che alcune repliche possano raggiungere una magnitudo tale da creare danni. Regna infine una certa incertezza anche sulla durata della sequenza sismica.

21 maggio 2012
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