Il dissesto idrogeologico, ovvero l’insieme di quei processi come le alluvioni e i terremoti che modificano rapidamente il territorio, è una delle questioni sempre aperte per l’Italia. L’attuale Governo Monti è già dallo scorso dicembre che ha preso la questione a cuore, ipotizzando lo stanziamento di 40 miliardi di euro per la messa in sicurezza delle zone più critiche dello Stivale, perché ciclicamente soggette ad alluvioni, scosse telluriche e altre calamità naturali. A pochi giorni dal sisma in Emilia Romagna, il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha deciso di rivedere al rialzo le proprie stime, diminuendo però le tempistiche.

Servirebbero, infatti, 41 miliardi di euro in 15 anni per garantire la sicurezza di base al territorio italiano, storicamente esposto a danni di origine naturale. Il terremoto in Emilia Romagna rappresenta solo la punta dell’iceberg dell’inadeguatezza del Paese nel fornire misure di prevenzione, nell’evitare che eventi di media intensità si trasformino in catastrofi irrisolvibili. Ma la rotta pare possa essere invertita:

«Per mettere in sicurezza il territorio dal rischio di dissesto idrogeologico saranno necessari 41 miliardi in 15 anni. A questa previsione vanno aggiunte le iniziative necessarie per la prevenzione degli eventi sismici. Per il dissesto idrogeologico abbiamo già messo in moto un miliardo di fondi pubblici deliberato dal Cipe due mesi fa. Per quanto riguarda gli eventi sismici recenti, il Consiglio dei Ministri ha attivato la misura per l’aumento delle accise sulla benzina e il recupero dal finanziamento pubblico ai partiti che in totale ammonterà a 500 milioni di euro. Per i prossimi anni avremo uno stanziamento di un miliardo che si recupereranno con la diminuzione della spesa pubblica.»

Perché, tuttavia, è così urgente investire sul dissesto idrogeologico? È il sisma emiliano stesso a fornire risposta: per evitare che scene di dolore come quelle già viste si ripetano di nuovo. Tutti i terremoti italiani, dall’Irpinia all’Abruzzo, hanno visto un comune denominatore: l’impreparazione. L’Italia presenta un rischio sismico medio-elevato, soprattutto perché vittima delle forze contrarie della zolla euroasiatica e di quella africana. Eppure in tutti questi anni non si è fatto molto – se non nulla – a livello preventivo, favorendo un’edilizia antisismica e imponendo il rispetto certosino delle normative in materia di costruzioni. E lo stesso vale anche per alluvioni e qualsiasi altro tipo di catastrofe: l’obiettivo è quindi quello di ridurre i possibili danni allo stesso livello di rischio.

«Quello che sta avvenendo in Emilia è già avvenuto in Abruzzo, Irpinia e Friuli. Dobbiamo capire che le ricostruzioni dovranno avere in mente gli scenari peggiori e non situazioni di rischio medio basse».

3 giugno 2012
Fonte:
Agi
I vostri commenti
Gesualdo Gustavo, venerdì 14 giugno 2013 alle23:23 ha scritto: rispondi »

Un paese ad alto rischio sismico ed idrogeologico come è l'italia dovrebbe dimostrare maggiore intelligenza traducendo in risorse le criticità negative. In questa ottica le criticità appaiono momenti di crescita e di sviluppo, di risparmio energetico e di risorse strategiche, di ammodernamento tecnico e adeguamento tecnologico, di difesa e protezione civile e sociale. Gustavo Gesualdo alias Il Cittadino X

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