L’onda greve del terremoto ha investito persone, case, esercizi commerciali, ma non ha risparmiato gli animali di affezione e quelli da lavoro. Mentre soccorritori e volontari cercano di prestare aiuto agli sfollati, tentando di garantire pasti, strutture provvisorie e protette, c’è chi si occupa di ricongiungere gli affetti più cari. E, come anticipato, tra questi non possono mancare gli animali di casa, cani e gatti che sono scappati alla furia del crollo e ora vivono randagi. Oppure sono rimasti davanti alle macerie dei palazzi, come il cane Bravo, in difesa di quella che un tempo era la sua dimora. Ma tanti e soli sono gli esemplari da lavoro, bloccati all’interno di allevamenti e fattorie investite dalla potenza del sisma.

Come ha stabilito la Coldiretti, sono circa mille gli impianti che coprono l’intera area agricola, spesso difficili da raggiungere e quindi da accudire. Le cifre sono elevate e parlano di animali morti sotto il crollo delle loro stalle, ma anche interi greggi e branchi di ovini, bovini, quindi asini, cavalli e altri rimasti senza nutrimento o riparo. Le frane e gli smottamenti successivi al terremoto hanno reso inagibili le strade di campagna adiacenti le strutture, per questo la presenza umana è minima. I proprietari sono stati costretti ad abbandonare gli impianti, proprio per la pericolosità dell’area, lasciando sia animali che attrezzatura da lavoro.

Per impedire che questi esemplari muoiano di fame, o siano vittime di furti e sciacallaggio, alcuni volontari della Coldiretti hanno organizzato una serie di controlli notturni. Mentre l’Associazione Italiana Allevatori (AIA) si sta occupando di consegnare carrelli per la mungitura e generatori di corrente, e Consorzi Agrari d’Italia (CAI) di garantire mezzi tecnici e mangimi per l’alimentazione degli animali rimasti presso le stalle. Pochi agricoltori sono rimasti in zona accampati in tende e camper di emergenza, quelli più fortunati hanno offerto ospitalità alle attrezzature e ai mezzi agricoli sopravvissuti.

30 agosto 2016
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