Il terremoto in Emilia Romagna non ha sconvolto solo la quiete dei cittadini, ma ha anche messo a repentaglio agricoltura e allevamento. Solo pochi giorni fa si è visto come le produzioni più colpite dal sisma siano quelle del Parmigiano e del noto aceto di Modena, due dei settori trainanti locali. E proprio in materia di aceto balsamico arriva l’interessante proposta di Slow Food: l’asta di oltre tre litri del prezioso condimento.

L’aceto balsamico di Modena, una delle più importanti tradizioni enogastronomiche italiane, è simbolo di buona alimentazione e di ecologia. La sua realizzazione, infatti, segue ancora oggi metodologie derivanti da antico tramando, senza l’aiuto di macchinari estremamente inquinanti o l’aggiunta di additivi e conservanti chimici. Un patrimonio molto importante per lo Stivale, ma soprattutto unica fonte di reddito per molte famiglie coinvolte dal sisma.

Nel 2007 Slow Food ha acquistato una batteria di 9 botticelle, conservate alla Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, che generano 3 litri di condimento all’anno. Può sembrare una cifra irrisoria, ma il prodotto conservato nelle botti viene travasato in oltre 30 bottigliette destinate alla vendita a circa 100 euro l’una. Un prezzo che potrebbe decisamente salire grazie alle contrattazioni d’asta, con dei ricavi che andrebbero tutti nelle tasche di sfollati e industrie locali. A confermare le ragioni di questa iniziativa lodevole è Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia:

«In questo modo restituiamo al territorio quello che è suo. Vista la finalità, la base d’asta sarà superiore ai 100 euro a bottiglietta, e pensiamo di ricavare sui 5.000 euro, ma questo non è che una parte di quello che vogliamo fare per il territorio».

Come evidente, l’asta non avrà solamente un obiettivo monetario, ma anche simbolico. Gli Emiliani stanno richiedendo a gran voce di tornare alla normalità, prima di tutto lavorativa, e sponsorizzare un prodotto locale non è altro che un modo per infondere fiducia. È sempre Burdese a sottolinearlo:

«C’è un’altra cosa importante da fare, ed è quella di andare in quei luoghi, non abbandonarli e contribuire alla ripresa della produzione locale, mangiando lì e acquistano i loro prodotti».

2 giugno 2012
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