Un nuovo report pubblicato dallo US Geological Survey riaccende i riflettori sui potenziali rischi del fracking. La tecnica della fratturazione idraulica utilizzata dall’industria dello shale gas figura tra le cause dei terremoti indotti dalle attività umane. Secondo l’istituto di ricerca i fenomeni sismici provocati dall’uomo mettono a rischio ben 7 milioni di americani.

Per la prima volta la mappa del rischio sismico pubblicata dall’ente di ricerca affianca ai terremoti generati da cause naturali i fenomeni tellurici innescati dalle attività umane. Secondo gli scienziati gli Stati più a rischio sono l’Oklahoma, il Kansas, il Texas, il Colorado, il New Mexico e l’Arkansas. I terremoti di origini naturali hanno invece più probabilità di verificarsi in California e nel Nevada.

Mark Petersen coordinatore del progetto di mappatura del rischio sismico spiega che nei prossimi anni un numero sempre maggiore di persone potrebbe essere esposta ai danni di terremoti indotti dalle attività umane o originati da cause naturali. Nella regione centrale degli Stati Uniti negli ultimi 6 anni i terremoti con una magnitudo uguale o superiore ai 3 gradi della scala Richter sono passati da una media annuale di 24 eventi a ben 318 all’anno. Solo lo scorso anno si sono registrati oltre mille terremoti.

Il report dei geologi americani sarà uno strumento importante a disposizione degli ingegneri che progettano ponti, infrastrutture energetiche e altre grandi opere. Il documento inoltre aiuterà le autorità americane chiamate a preparare piani d’emergenza in caso di terremoti. I rappresentanti delle compagnie fossili hanno commentato i dati dello studio sottolineando che la maggior parte delle iniezioni effettuate nei giacimenti di shale gas non è stata associata a fenomeni sismici. I terremoti si sono verificati in meno dell’1% dei pozzi statunitensi.

La questione tuttavia rimane controversa. La comunità scientifica sta lavorando a nuovi studi su larga scala per chiarire la relazione tra il fracking e i terremoti e fornire risposte alle preoccupazioni crescenti dell’opinione pubblica e delle autorità locali.

Alcuni studi hanno già dimostrato che le miscele iniettate nei pozzi per favorire la risalita del gas naturale possono accumularsi nel sottosuolo sopra o vicino alle faglie, incrementando il rischio di terremoti.

In attesa di fare chiarezza sul legame tra il fracking e i terremoti, l’industria dello shale gas deve affrontare una nuova scossa. Il calo dei prezzi del petrolio unito all’aumento dell’offerta e a una riduzione della richiesta ha condotto al fallimento molte compagnie energetiche. Nel 2015 42 aziende americane hanno chiuso i battenti. Secondo gli analisti nel 2016 il numero di compagnie che dichiareranno bancarotta è destinato a salire ulteriormente.

29 marzo 2016
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I vostri commenti
carol, martedì 29 marzo 2016 alle21:55 ha scritto: rispondi »

che dire! l'uomo riesce sempre a distruggere tutto

mexsilvio, martedì 29 marzo 2016 alle19:51 ha scritto: rispondi »

COME DIRE che un sciame di zanzare , mette a rischio un elefante per prosciugamento del sangue ..??? se non ci fossero terremoti nei luoghi dove NON si estrae gas...?????

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